Esopianeti, un nuovo metodo per scoprirli: c’è vita nello spazio?

di Caterina Galloni
Pubblicato il 16 Novembre 2019 5:00 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2019 19:29
Esopianeti, nuovo metodo per la caccia ai mondi alieni

Esopianeti nell’universo (Foto archivio ANSA)

ROMA – Siamo soli nell’universo? All’eterna domanda tentano di rispondere alcuni scienziati che hanno sviluppato un nuovo metodo per individuare esopianeti, cioè i pianeti al di fuori del nostro sistema solare, potenzialmente abitabili e che potrebbero ospitare la vita aliena.

Dal 1992, momento in cui è stato scoperto il primo esopianeta – pianeti che orbitano attorno a una stella nana rossa fuori dal nostro sistema solare – ora ne sono stati individuati migliaia.

Il nuovo studio condotto da un team della Northwestern University nell’Illinois, ha esaminato i pianeti extrasolari in orbita intorno a stelle nane rosse per determinare l’impatto che la radiazione di una stella e la velocità di rotazione del suo pianeta hanno sull’abitabilità.

Howard Chen, autore principale, ha spiegato che la radiazione di una stella è un “fattore decisivo” per stabilire se un pianeta sia o meno abitabile. Attraverso una combinazione di un modello climatico 3D e analisi chimica, hanno scoperto quanto sia attiva una stella e, inoltre, che ha un ruolo anche lo strato d’ozono di un pianeta. 

Le radiazioni di una stella attiva, infatti, potrebbero portare alla vaporizzazione delle acque, mentre uno strato d’ozono sottile farebbe penetrare troppe radiazioni, rendendo il pianeta pericoloso per la vita sulla superficie. Ciò ha permesso loro di restringere l’elenco dei pianeti abitabili e come dice Chen “strumenti come il telescopio spaziale Hubble e James Webb hanno la capacità di rilevare il vapore acqueo e l’ozono presenti sugli esopianeti. Devono solo sapere dove cercare”.

Lo studio si concentra sulle nane rosse, note anche come M Nane, in quanto è il tipo più diffuso di stelle presenti nella Via Lattea, costituiscono circa il 70% di stelle della nostra galassia. Il nostro sole è una nana gialla, stella di sequenza principale, che rappresenta circa il 7% delle stelle individuate nella Via Lattea.

Una tipica nana rossa è 50 volte più scura del Sole e ha solo dal 10 al 20% delle dimensioni del Sole, stella madre del nostro sistema solare. Su un pianeta, affinché possa essere considerato abitabile, deve esserci acqua allo stato liquido. Se è troppo vicino alla stella l’acqua evapora mentre se è troppo lontano, si congela e se si verifica sulla superficie non sarà abbastanza calda per sostenere forme di vita complesse.   

I pianeti che rappresentano una via di mezzo sono quelli che hanno più probabilità di sostenere una vita complessa, un’area nota come “Riccioli d’oro” dal nome della fiaba Riccioli d’oro che entra in casa di tre orsi e assaggiò la pappa contenuta in tre scodelle. Una era troppo calda, un’altra troppo fredda ma la terza aveva la temperatura giusta.   

Il team ha cercato di individuare il “bordo interno” della zona abitabile. “Quello del nostro sistema solare è tra Venere e la Terra. Venere non è abitabile mentre la Terra lo è”, ha spiegato Chen. (Fonte: Daily Mail)