Fossa delle Marianne, a 11mila metri di profondità c’è… la plastica

di Caterina Galloni
Pubblicato il 15 maggio 2019 6:01 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2019 11:32
Fossa delle Marianne, a 11mila metri di profondità c'è... la plastica (foto Ansa)

Fossa delle Marianne, a 11mila metri di profondità c’è… la plastica (foto Ansa)

ROMA – Il texano Victor Vescovo, nel corso di un’eplorazione marina nella Fossa delle Marianne, nel Challenger Deep, il punto più profondo dell’Oceano Pacifico, ha scoperto la plastica: a dimostrazione che qualsiasi angolo della Terra ormai non è immune dai rifiuti. Vescovo, un ufficiale della marina in pensione e fondatore di Insight Equity Holdings, un fondo di private equity americano, calandosi a 10.928 metri con il sottomarino Limiting Factor è ora detenntore del record di immersione in profondità battendo quello stabilito dal regista James Cameron nel 2012 che si era calato nel fondo della fossa in solitaria a bordo del sommergibile australiano Deepsea Challenger. Secondo la BBC, oltre a scoprire tre nuove specie di creature marine, Vescovo ha notato anche alcuni ospiti sgraditi: un sacchetto e un incarto di caramella entrambi di plastica.

Considerando la profondità della Fossa delle Marianne, di circa 10.994 mt., le scoperte di Vescovo potrebbero sembrare inverosimili, ma secondo una recente ricerca il flagello dei rifiuti di plastica ha raggiunto anche le acque più profonde. In uno studio pubblicato nel 2018, i ricercatori hanno scoperto che la plastica è il tipo di rifiuti più diffuso nelle profondità marine, circa l’89% è composto da bottigliette d’acqua, sacchetti e piatti, tutti monouso. Un tempo si pensava che nell’oceano non ci fosse vita marina ma i ricercatori hanno scoperto che i rifiuti nelle acque profonde, come quelli trovati da Vescovo, mettono in pericolo una serie di forme di vita. A febbraio, un gruppo di scienziati britannici – uno dei quali si è unito a Vescovo in uno dei viaggi alla Fossa delle Marianne – ha riferto che nell’apparato digerente di piccole creature simili a gamberetti, gli anfipodi, avevano riscontrato residui di microplastica. Degli esemplari trovati in sei dei punti più profondi dell’oceano di tutto il mondo, l’80% aveva ingerito la plastica. Fonte: Daily Mail