Fusione fredda: anche Google fallisce nel tentativo di creare un Sole artificiale sulla Terra

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2019 12:15 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2019 12:15
Fusione fredda: anche Google fallisce nel tentativo di creare un Sole artificiale sulla Terra

Fusione fredda: anche Google fallisce nel tentativo di creare un Sole artificiale sulla Terra

ROMA – Un nuovo niente di fatto per la fusione fredda, la teoria secondo cui il processo che alimenta il Sole si può replicare a temperatura ambiente per produrre energia: dopo l’annuncio di 30 anni fa di due chimici americani che affermavano di averla ottenuta, nel 2015 Google aveva finanziato esperimenti per tornare a studiarla, ma senza risultati.

Tuttavia, secondo Nature che dedica un articolo ai tentativi di Google, il programma è comunque un successo perché le tecniche esplorate potrebbero essere utilizzare per migliorare alcune tecnologie per produrre energia, come quelle delle celle a combustibile. Da quando nel 1989 due ricercatori dell’Università americana dello Utah avevano affermato di essere riusciti a ottenere il processo passando una corrente elettrica attraverso una semplice cella elettrochimica, la fusione fredda è stata esplorata da diversi gruppi di ricerca ma senza successo.

Google, a esempio, 4 anni fa aveva finanziato 30 ricercatori di diversi laboratori, con un progetto da 10 milioni di dollari, al fine di sviluppare esperimenti e protocolli riproducibili. Il programma ha esplorato tre filoni sperimentali che in passato erano stati proposti per generare la fusione fredda, due dei quali si basano su palladio e idrogeno e un altro su polveri metalliche e idrogeno.

Il programma non ha trovato prove che la fusione fredda sia possibile, ma secondo Nature, ha apportato alcuni progressi che migliorare la ricerca energetica. Le tecniche sviluppate, a esempio, potrebbero migliorare i materiali studiati per le celle a combustibile e quelli per stoccare l’idrogeno, ha detto George Chen, un elettrochimico dell’Università di Nottingham a Ningbo, in Cina.

Fra i 30 ricercatori finanziati da Google c’era anche il chimico Curtis Berlinguette, dell’Università della British Columbia a Vancouver, che si è detto “entusiasta per le ricerche svolte” anche se “è scettico nei confronti degli esperimenti classici di fusione a freddo”. Secondo l’esperto, per tentare di ottenerla bisogna essere più ‘creativi’, esplorando nuovi metodi. (fonte Ansa)