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Mini glaciazione in arrivo? Le previsioni choc dell’astrofisica Zharkova

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Mini glaciazione in arrivo? Le previsioni choc dell’astrofisica Zharkova

LONDRA – Nell’arco dei prossimi 30 anni dovremo far fronte aD una mini-glaciazione? Gli scienziati fanno alcune sorprendenti previsioni basate sui cicli naturali del sole che addirittura tenderebbero ad annullare il riscaldamento globale.

Immaginate cosa potrebbe accadere se le temperature dovessero scendere in picchiata: fiumi congelati per mesi, strade impercorribili, industria bloccata, approvvigionamenti fondamentali arenati, ospedali sotto pressione, solo per fare alcuni esempi. Un caos di proporzioni indicibili che tuttavia si è già verificato nel periodo più freddo in Europa, chiamato Piccola Era Glaciale: dalla metà del XIV secolo alla metà del XIX si registrò un brusco abbassamento della temperatura media terrestre.

Nella città e nelle campagne circostanti, persero la vita migliaia di persone, gli animali delle fattorie furono annientati e il vento era freddo al punto di spezzare i tronchi d’albero.

Considerati gli avvertimenti del XXI secolo, ossia che il ghiaccio ai poli della terra si sta sciogliendo, si potrebbe pensare che, scrive il Daily Mail, in Gran Bretagna simili condizioni non si verifichino più.

Ma Valentina Zharkova, professoressa di matematica alla Northumbria University, avverte che c’è il pericolo imminente che la storia si ripeta. Insieme ad un gruppo internazionale di accademici del Regno Unito e della Russia ha annunciato che il mondo in poco più di un decennio potrebbe essere immerso in un’altra “mini-glaciazione”.

La tesi è che ciò potrebbe in qualche modo replicare un fenomeno noto come “minimo di Maunder”, nome derivante dalla coppia di astronomi britannici Walter e Annie Maunder, che lavoravano al Royal Observatory di Greenwich.

Nel 1895 la coppia pubblicò un articolo che riportava un legame tra le macchie solari e il periodo più freddo della Piccola Era Glaciale. La Zharkova e il suo team hanno creato un modello matematico: prevede che l’energia prodotta dal Sole (sotto forma di radiazione elettromagnetica) stia per diminuire in modo significativo, causando l’abbassamento della temperatura terrestre.

La diminuzione è causata dai cambiamenti nei campi magnetici interni del Sole, che creano onde di energia simili a una dinamo elettrica. Un campo si trova in uno strato vicino alla superficie mentre l’altro è in profondità.

Per un periodo di 11 anni i campi magnetici si modificano ciclicamente. Il team della Zharkova ha utilizzato i dati dei precedenti cicli per prevedere i prossimi e sembra che tra il 2020 e il 2050 potrebbe esserci un significativo calo dell’attività solare.

L’evidenza di quanto si sta verificando è nella drastica riduzione delle macchie solari, aree sulla superficie del Sole che appaiono più fredde, e dunque più scure, rispetto al resto della superficie che le circonda. Se la superficie del Sole si raffredda, queste aree non risaltano e lo stesso fenomeno è stato osservato durante il duro periodo della Piccola Era Glaciale, tra il 1645 e il 1700. In quel periodo tempo c’erano solo circa 50 macchie solari invece delle solite 40.000-50.000.

La Zharkova, che ha conseguito un dottorato in astrofisica, ha già parlato della sua tesi due anni, scatenando polemiche da parte della comunità scientifica, sulla veridicità delle sue affermazioni. Ora, in un nuovo documento pubblicato l’anno scorso in Astronomy & Geophysics, ha rafforzato quelle precedenti scoperte.

Afferma che i risultati del sono “precisi al 97%”. Descrive la ricerca come “la prima seria previsione su una riduzione dell’attività solare che potrebbe influire sulle vite umane”. Le prove della Zharkova hanno spinto gli esperti a prevedere che, se il Sole dovesse ridurre l’attività, gli effetti del riscaldamento globale potrebbero essere rallentati, fermati o radicalmente invertiti.

Se ciò fosse vero, il mondo potrebbe davvero assistere al ritorno di una “mini-era glaciale” in cui i grandi fiumi dell’Europa si congelerebbero nuovamente, le temperature scenderebbero di due gradi o più, e durissimi inverni colpirebbero l’Europa continentale con risultati letali.

Ma altri esperti di spicco respingono tali timori, in particolare Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa. “È solo spazzatura”, ha detto liquidando la tesi. Molti critici sostengono che il minimo di Maunder può avere avuto un effetto sul clima del passato, ma non è stato l’unico responsabile della piccola era glaciale del 17° e 18 ° secolo.

Michael Brown, professore associato di astronomia alla Monash University in Australia, sottolinea che la “Piccola Era Glaciale” ha avuto inizio prima del Minimo di Maunder e potrebbe aver avuto molteplici cause, tra cui il vulcanismo”.

In effetti, dopo il 1500 in tutto il mondo le eruzioni vulcaniche sembrano essere state più frequenti, rispetto al periodo medievale che l’aveva preceduto. Fuliggine e lava spinte in alto nell’atmosfera possono impedire alla Terra di ricevere i raggi solari, causando un significativo raffreddamento. Tali potenti effetti furono visti dopo l’eruzione del vulcano indonesiano Tambora, nel 1815, una delle più violenti mai registrate.

L’anno successivo, il 1816, fu definito “l’anno senza estate”, uno dei più freddi mai registrati, che ha portato alla distruzione delle coltivazioni e alla fame nel Nord Europa. Brown sostiene inoltre che i livelli più bassi stimati non annullerebbero in modo significativo gli effetti dei cambiamenti climatici attuali. “Ora c’è più del 40% di anidride carbonica nell’aria rispetto al XVII secolo e le registrazioni delle temperature globali sono state distrutte”, afferma. “Un nuovo Minimo di Maunder rallenterebbe il cambiamento climatico, ma non sarebbe sufficiente a fermarlo”.

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