Google pensa ad un motore di ricerca per bambini sotto i 6 anni. Privacy a rischio?

di Caterina Galloni
Pubblicato il 25 Luglio 2019 6:00 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2019 17:52

(Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Nonostante i recenti scandali sulla privacy, Google starebbe sviluppando un motore di ricerca per i bambini in età prescolare: ha infatti depositato “Gamifying Voice Search Experience for Children”, un brevetto europeo che gli conferisce il diritto esclusivo di sviluppare l’idea.

Per interagire con i bambini, il motore di ricerca utilizzerebbe una versione interfaccia a bolle animate a misura di ragazzini. Sarebbe distinto da Google Assistant, che già consente agli utenti di effettuare ricerche attivate dalla voce sui propri dispositivi.

Alcuni esperti hanno sollevato la preoccupazione sul rischio di potenziali violazioni della privacy, come nel caso di Echo di Amazon, oltre ai pericoli di rendere i bambini dipendenti dalla tecnologia.

Il deposito del brevetto è stato reso noto a poche settimana di distanza in cui è emerso che Google Assistant consente ai lavoratori l’accesso ad alcune registrazioni audio. Il timore è che possa introdurre un’altra funzione su smartphone, tablet e laptop che consenta alla Silicon Valley di intercettare le conversazioni.

Il gigante tecnologico californiano insiste sul fatto che può “trasformare la ricerca in un’esperienza simile a un gioco che insegna ai piccoli utenti come cercare contenuti interessanti”. I documenti che descrivono in dettaglio il brevetto indicano che la piattaforma avrebbe come target specifico i “bambini che non sanno ancora leggere”, quindi quelli di età inferiore ai tre anni. Potranno avviare la funzione di ricerca facendo scoppiare le bolle sullo schermo e chiedere argomenti legati all’età, come animali o giochi. Le bolle animate rimarrebbero attive sulla pagina così da mostrare che il dispositivo sta “ascoltando attivamente”.

Un bambino potrebbe dire “Giraffa!”, il che sul schermo farebbe apparire immagini o un video che potrebbero “piacere” o “non piacere”. I bambini sono inoltre incoraggiati a lasciare commenti.

L’idea, sostiene Google, è ancora in fase embrionale e potrebbe anche non concretizzarsi. Insieme a molte altre società tecnologiche, ogni anno registra enormi quantità di brevetti ma solo una parte viene poi completamente sviluppata. (Fonte: Daily Mail)