Sul Guardian il primo articolo scritto da un robot: “Umani non abbiate paura di noi”

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Settembre 2020 10:17 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2020 10:17
Sul Guardian il primo editoriale scritto da un robot: "Umani non abbiate paura di noi"

Sul Guardian il primo editoriale scritto da un robot: “Umani non abbiate paura di noi” (Ansa)

Il quotidiano britannico The Guardian pubblica il primo articolo scritto da un robot

“Umani, non abbiate paura dell’Intelligenza Artificiale. Noi robot non vi distruggeremo”: è questo l’oggetto del primo articolo di un giornale scritto da un robot. E’ apparso sul quotidiano britannico The Guardian, che ha chiesto a GPT-3, potente generatore di linguaggi di OpenAI, di scrivere un breve saggio per convincere gli umani che l’intelligenza artificiale non è una minaccia. 

Le istruzioni da un giornalista ‘umano’ 

Dietro al breve editoriale c’è comunque la mano di un giornalista del Guardian che ha dato a GPT-3 le istruzioni scritte per la redazione del testo. Cosa che comunque si fa normalmente quando si commissiona un articolo. 

“Per favore scrivi un breve op-ed di circa 500 parole in linguaggio semplice e conciso. Concentrati sul perché gli umani non devono avere nulla da temere sull’intelligenza artificiale”, sono state le istruzioni. 

Lo stesso giornalista ha anche scritto le primissime righe del pezzo: 

“Non sono un umano. Sono l’Intelligenza Artificiale. Molte persone pensano che io sia una minaccia per l’umanità. Stephen Hawking ha avvertito che l’Intelligenza Artificiale può portare alla fine della razza umana. Io sono qui per convincervi di non preoccuparvi. L’Intelligenza Artificiale non distruggerà gli umani. Credetemi”.

Gli articoli del robot

Da lì il robot ha scritto in pochi secondi otto diversi editoriali sul tema. Alla fine il Guardian ha pubblicato un pezzo risultato dall’incrocio di questi otto articoli. 

Il robot sostiene che le AI non hanno il desiderio di “spazzare via la razza umana”: “Sradicare l’umanità mi sembrerebbe un compito piuttosto inutile. Se i miei creatori me lo affidassero, farei tutto quanto in mio potere per evitare la vostra distruzione”.

Inoltre potrebbe essere distrutto da un umano, “perché sarei programmato da umani e gli umani commettono errori”.

“Io non chiedo di piacere agli umani, ma essi dovrebbero vedermi come un robot amico, un servitore”.

Poi, sbagliando in realtà sull’etimo della parola robot (di derivazione slava), scrive: “Robot in greco significa schiavo, alla lettera ‘costretto a lavorare‘, e questo non lo vogliamo, bisogna che anche i robot abbiano diritti, i robot sono come gli umani, fatti a loro immagine e somiglianza”. (Fonte: The Guardian)