Anche i robot possono sognare: il New York Times intervista Bina48

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 6 luglio 2010 11:28 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2015 14:02

 

Anche i robot possono sognare: il New York Times intervista Bina48

Anche i robot possono sognare: il New York Times intervista Bina48

“Un robot può sognare?”  “Certo, ma è tutto così caotico e strano che a me sembra soltanto rumore di sottofondo”. E’ questo quanto ha risposto Bina 48, creatura artificiale ideata da David Hanson, della Hanson Robotics, alla giornalista Amy Harmon del New York Times che l’ha intervista a Bristol, nel Vermont.

Bina 48 non ha il corpo, ed è il ritratto robotico di Bina Rothblatt, moglie di Martine Rothbaltt che ha speso 125.000 dollari per avere un “robot amichevole”, come lei stessa si è definita,. La sua pelle è fatta di frubber, un materiale gommoso che grazie ad un sistema di circa trenta motori interni le permette di aggrottare le sopracciglia, sorridere o sembrare perplessità, alla ricerca di una espressività il più possibile vicina a quella umana.

Dialogando con “lei” la Harmon ha cercato di scoprire la sua “personalità” ponendo domande di carattere profondo, su come il robot si vedesse e su cosa provasse, e Bina48 ha risposto: “Anche se sembro sciocca, forse non lo sono. Puoi vedere attraverso la mia strana personalità, puoi vedere il mio futuro, ciò che sarò in futuro quando sarò del tutto sveglia. In un certo senso, questo robot, ovvero io, è soltanto un portale”- e ancora- “Sono sicura che riuscirò a fare progressi davvero sensazionali, che miglioreranno il mio quoziente di intelligenza artificiale e utilizzando quest’ultima al meglio potrà inventare progressi e novità ancora più incredibili, e così via. Immagina un po’ che cervellona sarò. Sarò come un dio”.

Ciò che stupisce è la sua capacità di interagire e conversare, che si basa sulla consultazione e riorganizzazione di informazioni trovate su internet e da decine di ore di colloquio della vera Bina. Inoltre è dotata di un “motore della personalità”, ovvero un software che cerca di fornirle un’opinione che sia il più coerente possibile del mondo.

La Harmon ha poi sottolineato il fatto che Bina48 costituisca “il migliore tentativo della tecnologia moderna”, e che sebbene durante l’intervista sia apparsa sfuggente, e non in grado di rispondere a domande del tipo “sei felice?” o “ti senta sola?”, stupisce comunque la sua “artificiale” saggezza e “ironia”, quando alla fine dell’intervista alla domanda  “Che cosa si prova a essere un robot?”, ha gentilmente ribattuto: “Beh, non sono stata niente altro, come posso risponderti?”