I primi uomini europei cacciavano con arco e freccia già 40mila anni fa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Settembre 2019 17:33 | Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2019 17:33
I primi uomini europei cacciavano con arco e freccia già 40mila anni fa

L’uomo di Neanderthal (foto ANSA)

ROMA – I primi uomini europei cacciavano con arco e freccia già 40 mila anni fa: la scoperta di un gruppo di ricercatori italo-giapponesi arriva dall’analisi di alcune punte a mezzaluna trovate della Grotta del Cavallo, una cavità naturale nei pressi della costa ionica salentina, e permette di retrodatare di circa 20 mila anni le prime evidenze dell’utilizzo di dispositivi meccanici (come arco e frecce o propulsori per lance) da parte dell’uomo moderno nel nostro Continente. Un vantaggio ‘competitivo’, si ipotizza nello studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution, che potrebbe aver contribuito all’estinzione dei Neanderthal.

“L’uomo di Neanderthal e l’uomo moderno hanno convissuto in Europa per almeno 5mila anni, ma – spiega Stefano Benazzi, paleoantropologo dell’Università di Bologna, tra i coordinatori della ricerca – ancora non sappiamo perché i nostri antenati riuscirono a radicarsi e diffondersi una volta arrivati sul continente, mentre la popolazione autoctona dei Neanderthal diminuì progressivamente fino a scomparire circa 40mila anni fa”. “L’utilizzo di tecnologie come arco e freccia o il propulsore per lancia”, aggiunge Benazzi, “hanno certamente permesso all’uomo moderno di cacciare in modo più efficace, e questo potrebbe essere stato uno dei fattori che hanno contribuito all’estinzione dei Neanderthal”.     

I reperti studiati dai ricercatori provengono dalla Grotta del Cavallo, una cavità carsica che si affaccia sulla Baia di Uluzzo, in Puglia, dove sono state rinvenute le più antiche testimonianze della presenza dell’uomo moderno in Europa, datate fino a 45 mila anni fa. Si trattava di una cultura umana del Paleolitico superiore conosciuta come ‘Uluzziano’ e contraddistinta dall’utilizzo di strumenti in osso, oggetti ornamentali e decorativi, sostanze coloranti e piccole lame in pietra scheggiata a forma di mezzaluna. È proprio su queste ultime, in particolare, che si è concentrata l’attenzione degli studiosi.

Il gruppo di ricerca italo-giapponese ha esaminato 146 punte a mezzaluna analizzandole al microscopio e confrontandole con repliche sperimentali attraverso l’analisi delle tracce d’uso, un metodo che permette di studiare i segni prodotti dall’utilizzo ripetuto di un oggetto. Queste analisi hanno permesso di individuare su molti oggetti, fratture da impatto che indicano un utilizzo come armi da caccia. Armi che non erano, però, pensate per un uso manuale, è emerso dalla ricerca, ma che venivano lanciate utilizzando tecnologie meccaniche come l’arco o il propulsore, uno strumento che permette di lanciare proiettili come lance o frecce con più forza e più lontano di quanto si possa fare a mano.

Ulteriori analisi realizzate con tecnologie di spettromicroscopia Ftir, inoltre, hanno rivelato che molte delle punte presentavano tracce di un complesso materiale adesivo composto da ocra, resina e cera d’api. È probabile, secondo i ricercatori, che questo composto venisse utilizzato per fissare le punte su supporti di legno al fine di ottenere lance e frecce per la caccia. L’utilizzo di una complessa sostanza adesiva per fissare le punte a mezzaluna al loro supporto insieme ai segni di impatto rilevati confermano, insomma, che gli uomini della cultura Uluzziana potevano contare su strategie di caccia avanzate, basate sull’utilizzo di tecnologie meccaniche di lancio delle armi come l’arco e il propulsore. “Queste strategie di caccia sono direttamente correlate ad un vantaggio competitivo. I risultati di questo studio”, conclude Benazzi, “offrono nuovi importanti indizi per arrivare a comprendere le ragioni che hanno portato alla scomparsa dei Neanderthal e alla diffusione dell’uomo moderno”.

Fonte: AGI