Imparare e memorizzare informazioni: anche le piante ne sono capaci…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 gennaio 2014 6:00 | Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2014 15:33
Imparare e memorizzare informazioni: anche le piante ne sono capaci...

Imparare e memorizzare informazioni: anche le piante ne sono capaci…

ROMA – Imparare e memorizzare informazioni non è un’esclusiva degli animali: lo fanno anche le piante. La prima evidenza scientifica arriva dal Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’Università di Firenze, che ha pubblicato i risultati del suo esperimento sull’ultimo numero della rivista scientifica “Oecologia“. 

Stefano Mancuso, responsabile del LINV, ha guidato i ricercatori fiorentini in collaborazione con i ricercatori dell’University of Western Australia Monica Gagliano, Michael Renton e Martial Depczynski. Il team di scienziati ha sottoposto a stimoli di varia natura alcune piante di ‘Mimosa pudica‘, arbusto che chiude le sue foglioline non appena viene disturbato, dimostrando l’abilità di distinguere tra i diversi stimoli e di memorizzare le informazioni per lunghi periodi di tempo.

Mancuso, associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree del Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze:

“La ‘Mimosa pudica’ è una piccola pianta di origine tropicale, ormai abbastanza comune anche alle nostre latitudini, che è stata a lungo studiata per la sua reazione a stimoli che la disturbano. La sua reazione immediata e visibile ci ha permesso di studiare le risposte a vari tipi di sollecitazioni, sia pericolose, come il contatto con un insetto, che inoffensive”.

Il ricercatore ha poi spiegato di aver eseguito un vero e proprio addestramento delle piante:

“Abbiamo addestrato le piante a ignorare uno stimolo non pericoloso, la caduta del vaso in cui sono coltivate da un’altezza di 15 centimetri, ripetendo l’esperienza. Dopo alcune ripetizioni le piante di mimosa non hanno più chiuso le foglie, risparmiando tra l’altro energia”.

Mancuso ha poi concluso spiegando che le piante hanno imparato a non sprecare energia, distinguendo tra i diversi stimoli, e hanno fatto tesoro dell’esperienza “ricordando” quanto appreso per oltre 40 giorni:

“Allevando le piante in due gruppi separati, con disponibilità di luce diverse, è stato possibile dimostrare infatti che quelle coltivate a livelli luminosi inferiori, e quindi con meno energia, apprendono più in fretta di quelle che ne hanno di più. Come se non volessero sprecare risorse. Le piante hanno mantenuto memoria delle esperienze per oltre 40 giorni”.