Ital-IA, a che punto siamo con l’intelligenza artificiale in Italia? La risposta di ricerca e industria

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 20 marzo 2019 12:00 | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2019 14:44
Ital-IA, intelligenza artificiale tra ricerca, industria e istituzioni

Ital-IA, a che punto siamo con l’intelligenza artificiale in Italia? (Foto di Veronica Nicosia per Blitz quotidiano)

ROMA – A che punto siamo con l’intelligenza artificiale in Italia? Questa la domanda a cui ricercatori, industriali e aziende hanno cercato di rispondere nella cornice dell’Auditorium della Tecnica di Roma il 18 e 19 marzo durante il convegno Ital-IA. Un convegno organizzato dal Laboratorio Nazionale “Artificial Intelligence and Intelligent Systems” (AIIS) del Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica (CINI), in collaborazione con Confindustria. Un incontro che ha suscitato grande interesse, dimostrando quanto le intelligenze artificiali (IA) stiano entrando ormai nella nostra vita quotidiana e che offre spunti concreti per capire l’impatto che avranno e il ruolo che nei prossimi anni ricopriranno non solo nell’ambito della ricerca di base, ma anche dell’economia e della società.

Sinergia tra ricerca, enti istituzionali e industria

Quel che emerge fin dal primo momento è l’inevitabile quanto forte sinergia che lo sviluppo delle IA e delle loro applicazioni richiede tra enti di ricerca e industria, ma anche da parte delle istituzioni e della pubblica amministrazione. Per questo motivo è nato il CINI, un consorzio interuniversitario che vede i contributi dei ricercatori italiani e punta a creare un network di conoscenze sul campo e raccogliere i risultati ottenuti. Il direttore del laboratorio CINI è Rita Cucchiara, che dal palco della sala congressi dell’Auditorium della tecnica spiega: “I laboratori hanno permesso di convogliare le associazioni presenti sul territorio italiano, mettendo insieme il sapere scientifico, industriale e istituzionale sulle intelligenze artificiali. Ad oggi il CINI può contare su 53 nodi in tutta Italia, di cui 49 in 46 università e 4 nodi in 3 centri, il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), l’Istituto italiano di tecnologia (IIT) e la Fondazione Bruno Kessler (FBK) per un totale di 905 membri che hanno contribuito mettendo a disposizione del consorzio i propri dati”.

Un risultato importante, dato che i temi di ricerca scientifica ad oggi più rilevanti nel campo delle IA riguardano il Deep and Machine Learning, algoritmi che vengono “allenati” proprio dai dati a svolgere i loro compiti in sempre maggiore autonomia, la Computer vision e il Data Analyst and mining. Ciò di cui le intelligenze artificiali si nutrono, infatti, sono proprio i dati e non è pensabile poter evolvere in questo campo senza utilizzare i Big Data, enormi database con ingenti quantità di dati, e senza una strategia di Open Data, cioè libero accesso proprio ai dati raccolti.

IA dalla vita quotidiana al mercato internazionale: le prospettive

L’intelligenza artificiale non è più ormai solo materia di “fantascienza”, né prettamente materia della sola ricerca di base. Dalle auto a guida autonoma agli algoritmi di Google o Amazon con cui interagiamo sul web durante una ricerca o un acquisto, ci troviamo a confrontarci con la IA molto più spesso di quanto pensiamo. Per questo motivo, sottolinea la Cucchiara il 19 marzo, non possiamo pensare solo agli studi e alla ricerca, ma servono anche applicazioni pratiche e stakeholder con le aziende.

A sottolineare l’importanza di una strategia nazionale che regoli e favorisca la crescita delle IA in Italia è anche il senatore Andrea Cioffi, sottosegretario di stato del MISE intervenuto a Roma il 19 marzo, che spiega: “Questa tecnologia ha applicazioni industriali ed è molto importante perché come ogni tecnologia, deve dare delle risposte ai problemi delle persone, dall’ambito lavorativo a quello personale. La popolazione europea tende a invecchiare, questo significa che andando avanti avremo una popolazione fatta di pensionati e inevitabilmente le AI possono essere una risorsa, dagli assistenti virtuali ai chatbot per aiutare le persone in casa da sole”.

Questa tecnologia però ha molteplici applicazioni, motivo per cui bisogna pensare anche all’evoluzione del mondo del lavoro in relazione e di pari passo all’evoluzione della tecnologia, sottolinea Cioffi: “Dobbiamo attivarci affinché l’industria sia direttamente coinvolta nello sviluppo dell’IA, che potrebbe aiutare anche la pubblica amministrazione, ad esempio a scovare i grandi evasori fiscali o elusori fiscali, grazie all’analisi di enormi quantità di dati a cui abbiamo oggi accesso”.

L’obiettivo anche della politica è quello di aprire le porte all’IA, un fenomeno non contrastabile, ma da sola l’Italia non basta: “Serve una maggiore comunicazione tra le banche dati italiane – raccomanda Cioffi -, ma anche tra quelle europee. Solo unendo le forze con l’Europa potremo contrastare e competere con giganti come la Cina e gli Stati Uniti, che sono molto più avanti di noi in questo campo”.

IA e cybersecurity, Italia c’è?

Proprio l’enorme flusso di dati richiede delle IA sempre più potenti ed efficienti, anche per questioni di sicurezza nazionale. A spiegarlo è Roberto Baldoni, vice direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza: “Le IA sono una gigantesca opportunità economica e di progresso sociale, ma la loro introduzione porta con sé anche dei rischi. C’è infatti chi potrebbe usare la supremazia dell’AI per esercitare poteri su scala globale e per questo motivo i governi devono dotarsi degli strumenti necessari a prevenire e coordinare le crisi cybernetiche e i rischi che esse comportano”.

Viviamo in un’epoca in cui le guerre passano da attacchi cybernetici e furti di dati. Per questo motivo il ruolo dell’Italia, sottolinea Baldoni, deve essere centrale nel cogliere le opportunità che le IA offrono, ma anche di primo piano nei progetti di gestione e produzione sia di algoritmi che di dati: “Il ruolo delle IA nella sicurezza nazionale è fondamentale, ma è un mondo dove vince la globalizzazione e che si trasforma velocemente e richiede attenzione. Servono risposte che siano il più possibili interdisciplinari, motivo per cui è importante fare community e network tra i progetti esistenti”.

IA, scuola e università sono pronte?

A parlare del ruolo delle IA nella scuola e nell’università è Paolo Branchini, del dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del MIUR, che spiega comune a una strategia comune di sviluppo delle intelligenze artificiali debba corrispondere anche la nascita di percorsi formativi ad hoc: “Servono nuovi curricula accademici che vanno adeguatamente studiati per formare delle persone che siano esperte di IA e possano dare il loro contributo. Per questo motivo vogliamo istituire dei dottorati in IA con la collaborazione del Centro nazionale delle ricerche (CNR). L’obiettivo è quello di orientare e stimolare il coordinamento dei ricercatori in un lavoro che sia multidisciplinare, dato che la multidisciplinarietà caratterizza la natura stessa delle IA. Serve poi una comunicazione che sia efficace, perché le nuove tecnologie generano timori e diffidenze che vanno superati, spiegando quali sono le opportunità che offrono per tutti noi. Anche, magari, con la creazione di un centro internazionale per le IA”.

AGID, le IA entrano nella pubblica amministrazione

Cosa succede oggi in Italia e quali sono i costi e le criticità delle intelligenze artificiali nella pubblica amministrazione? A rispondere a questa domanda è Teresa Alvaro, direttore generale dell’AGID (Agenzia per l’Italia digitale), che sottolinea come la pubblica amministrazione (PA) debba mettere al centro dei servizi e della spesa per l’introduzione delle AI. La Alvaro ha presentato il piano triennale di AGID per il 2019-2021, un piano che punta a una digitalizzazione della pubblica amministrazione e ne definisce i modello e gli strumenti necessari per attuarlo: “In particolare, quello a cui dobbiamo dare maggior valore è la grande quantità di dati di cui la PA dispone, ma che al momento non sono utilizzabili. Big data e Open data devono essere adeguatamente preparati e vagliati per poter addestrare gli algoritmi di IA, ma al momento noi disponiamo di un ingente database fatto di dati grezzi. Per questo motivo è fondamentale fare squadra e mettere insieme le forze della pubblica amministrazione, anche con nuovi profili che hanno le adeguate competenze, per poter sfruttare questa risorsa”.

IA e Industria 4.0: l’impegno di Confindustria e delle aziende

Anche le aziende svolgono un ruolo chiave nell’introduzione delle IA in Italia, dato che proprio dalla profonda sinergia tra industria e ricerca si può sviluppare il massimo potenziale di questa innovativa tecnologia. A spiegare qual è la strategia italiana in materia è il direttore Area politiche industriali di Confindustria, Andrea Bianchi, che dal palco dell’Auditorium della tecnica sottolinea come sia necessario un approccio che ripercorra tutta la filiera dei processi produttivi: “L’approccio lineare non funziona con le IA, serve invece innovazione e trasferimento tecnologico di carattere strutturale, oltre alle infrastrutture di base, cioè una adeguata connessione e le capacità computazionali dei computer e dei centri di calcolo. Ricerca e industria si alimentano a vicenda, motivo per cui dobbiamo valorizzare le eccellenze italiane, dal campo farmaceutico e meccanico al manifatturiero del made in Italy. L’industria deve farsi carico del ruolo non solo di utilizzatore, ma anche di inventore e rendere le IA a portata di tutti, inserendole nei suoi prodotti”.

Portare le IA nell’industria è un percorso necessario e fondamentale, ma non possiamo pensare di farlo solo con la scuola e la formazione, sottolinea Bianchi: “Esistono già milioni di lavoratori che devono acquisire le competenze per il mondo del lavoro che cambia. L’industria sta passando da una produzione di massa a una customizzazione di massa. Uno sforzo che Confindustria porta avanti con il progetto Industria 4.0, con cui puntiamo a qualificare ulteriormente gli strumenti e la strategia necessari a integrare il concetto di industria con quello di intelligenza artificiale. Un compito non facile, soprattutto per le piccole e medie imprese, dove non c’è ancora in Italia un’adeguata digitalizzazione di massa”.

Siamo pronti per le IA?

Il risultato di questo primo convegno nazionale porta a importanti riflessioni sull’introduzione delle IA in Italia e sul loro ruolo. L’Italia può contare molto sulle risorse che il mondo dell’università e della ricerca offre, con ricercatori preparati e competenti pronti a innovare e mettersi in gioco. Il processo per la diffusione dell’intelligenza artificiale non è senza criticità e deve ancora affrontare degli ostacoli importanti in Italia, che derivano dalla scarsa digitalizzazione nelle piccole realtà, sia a livello di istituzioni ed enti che a livello di piccole e medie imprese. La nascita del consorzio CINI rappresenta però un punto di partenza importante per dare voce e permettere il confronto tra realtà accademica e industriale italiana e per portare a nuovi risultati, anche attraverso il finanziamento di progetto con fondi europei volti a creare non solo nuovi algoritmi di intelligenza artificiale, ma anche il loro “nutrimento” fatto di big data e open data.

Daniele Nardi, General Chair di Ital-IA e professore di Intelligenza Artificiale della Laurea Magistrale in Artificial Intelligence and Robotics di Sapienza, ha commentato: “Ital-IA, può considerarsi un evento di successo sia per l’elevato numero di contributi, che per l’interesse mostrato da parte di una pluralità di soggetti. Questi segnali testimoniano la percezione, se non la consapevolezza, che l’Intelligenza Artificiale sia un settore strategico per lo sviluppo della tecnologia. Crediamo quindi che Ital-IA sarà un’occasione per consolidare le iniziative in atto e delineare nuovi passi da compiere per rafforzare la posizione dell’Italia nello sviluppo di competenze, prodotti e servizi incentrati su metodi e tecniche dell’Intelligenza Artificiale”. (Ital-IA)