Lunga Marcia 5B, rientro incontrollato per il razzo cinese: frammento cade nell’Atlantico

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 12 Maggio 2020 12:00 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2020 12:15
Lunga Marcia 5B, rientro incontrollato nell'Atlantico per il razzo cinese

Lunga Marcia 5B, rientro incontrollato nell’Atlantico per il razzo cinese (Foto ANSA/Aerospace Corp)

ROMA – I frammenti e detriti spaziali del razzo cinese Lunga Marcia 5B sono precipitati nell’oceano Atlantico l’11 maggio al termine di un rientro incontrollato.

L’impatto con l’atmosfera del razzo ha prodotto frammenti e detriti che sono stati monitorati dai centri di sorveglianza spaziale mondiali.

In particolare, l’allerta si è concentrata in una fetta del globo compresa tra Australia, Africa e Stati Uniti.

L’Italia e l’Europa, dopo i rilievi del caso, sono state escluse dai possibili luoghi di rientro.

I frammenti sono poi precipitati in sicurezza nell’oceano Atlantico alle 17,33 ora italiana dell’11 maggio.

Lo Space control Squadron della Difesa americana ha confermato l’avvenuto rientro incontrollato. 

In Italia, il monitoraggio è stato eseguito dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

Alle operazioni hanno collaborato l’INAF e l’Italian SST Operation Center (ISOC) di Pratica di Mare, con il supporto di Leonardo-Vitrociset e GMSpazio.

Lunga Marcia 5B: il lancio

Il Lunga Marcia 5B è il razzo cinese più potente realizzato e sarà utilizzato per la costruzione della stazione spaziale Tiangong-3.

Il 5 maggio l’agenzia spaziale cinese ha lanciato il vettore portando in orbita il prototipo della nuova capsula per il trasporto degli astronauti cinesi, i taikonauti.

Il primo test della capsula, che non aveva astronauti a bordo, è stato un successo e il rientro è avvenuto in sicurezza due giorni dopo il decollo.

Il razzo vettore invece ha proseguito il viaggio nell’orbita intorno alla Terra per diversi giorni, fino a iniziare un rientro incontrollato.

Lunga Marcia 5B: il rientro incontrollato

Le agenzie spaziali di tutto il mondo hanno seguito il rientro incontrollato del vettore, monitorandolo costantemente per giorni.

Luciano Anselmo, esperto di detriti spaziali del Cnr, aveva spiegato all’ANSA che la zona del rientro non prevedeva l’Italia e l’Europa.

Le agenzie avevano indicato come zona a rischio quella compresa tra Australia, Africa e Stati Uniti

Il frammento infatti è precipitato alle 17,33 ora italiana nell’oceano Atlantico.

Poco dopo la conferma è arrivata dallo Space control Squadron della della Difesa americana.

I timori del rientro incontrollato riguardavano anche le dimensioni non certe del frammento. 

“Si stima che abbia una lunghezza di 32 metri, un diametro di oltre 5 metri e un peso superiore alle 17 tonnellate”, ha precisato.

Anselmo spiega: “Lo stadio di un razzo è fatto da pochi pezzi ma voluminosi”.

Per questo motivo, “non si può escludere che arrivi a terra qualche frammento che va da poche decine di centimetri a oltre un metro”.

Un rientro incontrollato che non ha avuto conseguenze per la sicurezza.

D’altronde, spiega Anselmo, la possibilità che un evento di questo tipo causi vittime è “milioni di volte inferiore a quella del coronavirus”.

Rientri incontrollati: gli altri casi

Solitamente, i rientri dei detriti spaziali prodotti da razzi e satelliti in disuso vengono eseguiti in modo controllato.

I frammenti vengono guidati per precipitare in luoghi isolati e disabitati del pianeta.

Ad oggi, l’oceano Pacifico è considerato “il cimitero” dei satelliti rientrati con questa modalità.

Non è però la prima volta che i detriti spaziali sono soggetti a rientri incontrollati a terra.

Nel 2018, la stazione spaziale cinese Tiangong-1 è rientrata in modo incontrollato.

La stazione spaziale, chiamata anche Palazzo celeste, è precipitata nell’oceano Pacifico al largo della costa di Tahiti il 2 aprile.

Nel 2013 invece era stata lanciata l’allerta per il rientro del satellite Goce deall’Agenzia spaziale europea (ESA).

Il timore era che alcuni frammenti potessero impattare a terra, in particolare in Italia.

Un timore che si è concluso l’11 novembre 2013, quando i frammenti si sono disintegrati al rientro in atmosfera.

Come per i precedenti, il lavoro di monitoraggio svolto dalle agenzie spaziali ha permesso di individuare i frammenti del Lunga Marcia 5B.

Un lavoro di monitoraggio che serve a prevenire, soprattutto in questi casi, potenziali danni da impatto dei detriti spaziali a terra, permettendo tempestivi alert per i luoghi di rientro. (Fonti: ANSA, Repubblica, ESA)