Maya, enorme città sotto la foresta in Guatemala: ci abitavano 15 milioni di persone

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 febbraio 2018 10:22 | Ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2018 10:22
Una megalopoli Maya sepolta sotto la foresta in Guatemala grazie al laser

Maya, enorme città sotto la foresta in Guatemala: ci abitavano 15 milioni di persone

ROMA – Nascosta dall’impenetrabile foresta tropicale, nel bacino del Petén in Guatemala, lì dove si incontrano anche Messico e Belize, esiste una grande città sepolta, antica e colossale testimonianza della civiltà Maya.

Una vera e propria megalopoli, come non ve n’è traccia nell’antichità in altri siti: una fitta rete stradale, un moderno sistema di acquedotti, un perimetro di fortificazioni circondato da mura alte e possenti, piramidi alte 30 metri torreggianti su un’area che ospitava 60mila edifici di pietra con la terra piegata nella sua quasi totalità alle esigenze agricole che prevedevano complicati e sofisticati terrazzamenti…

In questa mega-city potevano vivere fino a 15 milioni di abitanti, cifre impensabili in altre parti del mondo (il doppio della popolazione britannica nel Medioevo), cifre che competono con gli incredibili picchi di densità abitativa riscontrabili oggi a Pechino: due abitanti per metro quadro nelle aree più popolose.

Questa incredibile scoperta – che ci costringe a rivedere e smentire più di un pregiudizio sull’impossibilità di uno sviluppo qualitativo e  quantitativo di città ai tropici – è stata fatta senza poggiare un piede sul terreno, senza l’impaccio di farsi largo nella jungla inespugnabile. Gli archeologi hanno infatti sorvolato l’area riprendendola con sofisticata tecnologia laser.

Secondo Francisco Estrada-Belli, della Boston University, ci vorrà un secolo per analizzare tutti i nuovi dati rilevati grazie al Light Detection and Ranging: «Questa tecnologia», ha detto, «segna un nuovo inizio per lo studio di antiche civiltà, esattamente come il telescopio Hubble ha segnato un nuovo inizio per lo studio dell’universo». Stephen Houston, docente di Archeologia alla Brown University del Rhode Island, è sicuro che quanto ritrovato in Guatemala costituisca «il più grande passo avanti nella ricerca sui Maya da 150 anni». (Vittorio Sabadin, La Stampa)

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