Nanotecnologie e diagnostica: arrivano i sensori ‘cacciatori’ di virus

Pubblicato il 24 Novembre 2010 9:48 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2010 10:16

Sensori di nuova generazione potrebbero diventare implacabili cacciatori di virus. I primi test hanno dimostrato sono riusciti a individuare anche virus letali come quelli del vaiolo e della febbre emorragica di Ebola. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nano Letters, promette applicazioni sia nella diagnostica sia nella sicurezza, ad esempio per scoprire in tempo possibili attacchi bioterroristici.

Messi a punto da un gruppo di ricerca americano coordinato da Hatice Altug, dell’università di Boston, i sensori sfruttano un fenomeno fisico per il quale viene emessa luce quando un’onda elettromagnetica interagisce con gli elettroni di conduzione presenti su un metallo, per esempio un film sottile di un metallo nobile come l’oro.

Questo fenomeno, chiamato ”risonanza di plasmoni superficiali”, si riferisce quando avviene un’eccitazione collettiva associata alle oscillazioni del plasma di elettroni contenuti in prossimità della superficie di un solido. Realizzati con un foglio metallico molto sottile (film) su cui sono disposti nanofori del diametro compreso fra 200-350 milionesimi di millimetro, i sensori possono trasmettere la luce in maniera più intensa rispetto a quanto si immaginasse quando sono irrorati da fasci di luce a una certa lunghezza d’onda.

“Quando un virus tocca la superficie del sensore aumenta la lunghezza d’onda della risonanza plasmonica”, ha spiegato Altug, producendo così un cambiamento che può essere misurato per identificare la presenza di eventuali virus, nel momento in cui sulla superficie del film vengono posti anticorpi specifici.

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