Neanderthal praticavano arte già 65 mila anni fa. Forse l’hanno insegnata ai sapiens

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 febbraio 2018 12:33 | Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2018 12:33

ROMA – Neanderthal praticavano l’arte già 65 mila anni fa. Le prove inconfutabili sono nelle loro pitture rupestri che imprecisi metodi di datazione finora avevano fatto risalire ad epoca per così dire mista, epoca nella quale convivevano in  Europa sia Neanderthal appunto che Sapiens. E invece le pitture rupestri dei Neanderthal risalgono a decine di migliaia di anni prima che i Sapiens mettessero piede in Europa, appunto a 65 mila anni fa. Non solo, monili artistici appartenenti alla cultura Neanderthal hanno una datazione di 115 mila anni. Basta e avanza perché Science e le riviste e la letteratura scientifica constatino che Neanderthal erano in grado di elaborare pensiero astratto, comunicazione simbolica, concetto e figura.

I dati scientifici, quelli veri, rendono perfino plausibile che sia stata la cultura Neanderthal a trasferire in qualche modo il pensiero figurativo e simbolico, insomma quel che chiamiamo arte, ai Sapiens che molto dopo arrivarono e si insediarono in Europa. Per singolare e in fondo fortunata coincidenza, le risultanze scientifiche vengono pubblicate e rese note praticamente in simultanea con la pubblicazione su stampa popolare inglese di sciocchezze quali i Neanderthal incapaci di pensiero figurativo e quindi artistico perché dotati di cervello inferiore ai Sapiens. Un misto di “razzismo archeologico” e ignorante gusto della stravaganza. Capita di rado che una balla travestita da scienza sia smentita in clamorosa diretta e per così dire in flagranza, la circostanza merita perciò di essere sottolineata.

Le pitture rupestri più antiche del mondo si trovano in Spagna e sono opera dei Neanderthal, che le hanno decorate almeno 65.000 anni fa, ossia 20.000 anni prima dell’arrivo dell’homo Sapiens dall’Africa in Europa. Oltre alle pitture, sono state ritrovate anche le conchiglie usate per mescolare i colori, che risalgono a 115.000 anni fa, ed anche resti di gioielli che usavano per abbellire l’aspetto fisico sempre risalenti a circa 115mila anni fa.

Il risultato  riscrive la preistoria, ed è pubblicato sulle riviste Science e Science Advances, in due ricerche coordinate dall’Istituto tedesco Max Planck e parlano anche italiano, grazie al contributo dell’università di Trento.

Le scoperte “riscrivono il nostro punto di vista sulla preistoria antica, perché indicano che l’uomo è diventato ‘umano’ prima di quanto immaginato” ha detto all’Ansa il geoarcheologo Diego Angelucci, dell’Università di Trento, fra gli autori della ricerca pubblicata su Science Advances.

Dipinti e conchiglie indicano infatti che questi cugini dell’uomo avevano un’arte e capacità simbolica. A lungo, ha aggiunto, “abbiamo immaginato i Neanderthal come esseri con caratteristiche inferiori rispetto ai Sapiens”, ma “stiamo vedendo che erano più sofisticati di quanto si credesse”.

Finora, infatti, l’arte rupestre è stata attribuita solo agli uomini moderni. I dipinti delle grotte spagnole La Pasiega, Maltravieso e Ardales sono straordinari: colorati in nero e ocra, raffigurano gruppi di animali, punti e segni geometrici e impronte delle mano. In una quarta grotta, Cueva de los Aviones, le conchiglie usate per mescolare i colori hanno conservato tracce degli ossidi di ferro con cui si otteneva l’ocra.

 

Come spiega Repubblica

“In almeno tre grotte spagnole hanno decorato pareti e stalattiti con silhouette di animali, mani, clave e linee geometriche color ocra e nero. In una quarta hanno lasciato centinaia di conchiglie dipinte di rosso. Dimostrazione, secondo gli antropologi, che il loro cervello era abbastanza evoluto da consentire pensiero simbolico e linguaggio (…) Le pitture spagnole sono state datate con un metodo nuovo – quello dell’uranio-torio – usato fino a ieri per ricostruire la storia del clima. La tecnica riesce a risalire fino a 500mila anni indietro nel tempo, a differenza del radiocarbonio che si fermava a 40-45mila anni fa: proprio l’epoca in cui i Sapiens arrivarono in Europa. Molti dei ritrovamenti europei si erano dunque ritrovati nel limbo, in quel confuso periodo di transizione fra le due specie che rappresenta uno degli snodi cruciali della storia umana. Questa nebbia aveva contribuito a far nascere in antropologia una corrente che arrivava a considerare i Neandertal una popolazione sottosviluppata rispetto ai Sapiens (…)”.

Foto Ansa.