Neuroni artificiali in plastica conduttiva: impulsi elettrici come nei veri

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Giugno 2015 12:18 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2015 12:18
Neuroni artificiali in plastica conduttiva: impulsi elettrici come nei veri

Neuroni artificiali in plastica conduttiva: impulsi elettrici come nei veri

ROMA – Un neurone artificiale realizzato con un polimero in materia plastica conduttiva che è in grado di trasmettere impulsi elettrici proprio come un neurone vero. Questo il risultato ottenuto dai ricercatori del Karolinska Institutet, in Svezia, e che è stato pubblicato sulla rivista Biosensors & Bioelectronics.

Il neurone artificiale è creato da un materiale in cui ci sono parti “viventi”, tanto da essere in grado di interagire con la cellula naturale. Giovanni Caprara sul Corriere della Sera scrive che aver creato un neurone artificiale costituisce un approccio del tutto nuovo:

“Finora si cercava di affrontare il problema trasmettendo dei segnali elettrici dall’esterno per cercare di ripristinare la funzionalità ma la tecnica si è sempre rivelata piuttosto rozza perché la stimolazione va a disturbare in maniera indiscriminata tutte le cellule nervose dell’area interessata comprese anche quelle non implicate nel disturbo. Inserendo un neurone artificiale si ripristina invece soltanto la zona del danno.

«Il prossimo passo che dobbiamo compiere – nota Angela Richter-Dahlfors, professore di microbiologia e alla guida della ricerca sostenuta da varie istituzioni comprendenti il Royal Research Council e la Swedish Academy of Sciences – è quello di miniaturizzare il prototipo in modo da renderlo adatto all’impianto nel corpo umano»”.

I ricercatori ora, continua Caprara, avranno a disposizione uno strumento nuovo per affrontare con efficacia i disordini neurologici:

5 x 1000

“E in un futuro immaginano di installare cellule artificiali nelle varie parti del corpo dove si siano manifestate delle anomalie ripristinando il funzionamento in modo del tutto automatico con un sistema di governo intelligente al loro interno, oppure facendo ricorso a una tecnologia wireless controllata dall’esterno.

Il gruppo di Angela Richter-Dahlfors lavora da molti anni sull’ardua frontiera e già nel 2009 aveva annunciato un primo parziale passo verso la meta dimostrando che la strada poteva essere percorsa. Sei anni dopo il risultato, sia pure ancora ristretto al laboratorio, sembra essere stato raggiunto. Naturalmente occorreranno altri anni per rendere la straordinaria possibilità normalmente praticabile in un centro di cura. Ma l’obiettivo finale è ora meno arduo da raggiungere e soprattutto si apre una preziosa speranza”.