Nobel per la Chimica 2019 agli inventori delle batterie al litio

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 9 Ottobre 2019 12:25 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2019 12:25
Nobel Chimica 2019 batterie litio

I vincitori del premio Nobel per la Chimica 2019 agli inventori delle batterie al Litio (Foto ANSA)

ROMA – Il premio Nobel per la Chimica 2019 è stato assegnato a John B. Goodenough, M. Stanley Whittingham e Akira Yoshino, inventori delle batterie al Litio. La loro tecnologia ha rivoluzionato il mondo con i dispositivi portatili e aprendo la strada alle auto elettriche e allo stoccaggio delle energie rinnovabili.  

I dispositivi che oggi utilizziamo quotidianamente per comunicare, studiare e lavorare non potrebbero esistere senza l’invenzione di questi tre scienziati. La loro tecnologia inoltre ha aperto la strada allo sviluppo di una società più sostenibile, wireless e libera dai combustibili fossili. 

A iniziare la progettazione delle batterie al Litio negli anni Settanta per rispondere alla crisi del petrolio è stato Whittingham, che studiando i materiali per i superconduttori ha messo a punto due innovativi catodo e anodo per la costruzione di un nuovo dispositivo di ricarica. Questo prototipo però era ancora instabile e a rischio esplosione.

A perfezionare l’invenzione sono stati gli studi di Goodenough, che trovò un materiale migliore per il catodo e nel 1985 di Yoshino, che realizzò la prima batteria portatile e ricaricabile centinaia di volte prima di deteriorarsi. 

Il Nobel viene suddiviso in parti uguali fra il tedesco John B. Goodenough, il britannico M. Stanley Whittingham e il giapponese Akira Yoshino. Goodenough, 97 anni, è nato in Germania, a Jena, nel 1922 e dal 1952 ha lavorato negli Stati Uniti, nell’Università di Chicago e poi in quella del Texas ad Austin.

Whittingham, 78 anni, è nato in Gran Bretagna e dopo aver lavorato nell’Università di Oxford si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha insegnato nell’Università di New York. Yoshino, 71 anni, è nato nel 1948 in Giappone, a Suita; ha lavorato nell’Università di Osaka e poi nella Meijo University di Nagoya. (Fonte Nobel Prizes)