Obesità/ Una pillola per perdere la metà del peso in una settimana. Fra dieci anni la potranno usare anche gli uomini

Pubblicato il 15 Luglio 2009 9:36 | Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2009 9:36

Una pillola per perdere metà del peso in una sola settimana. La notizia della “pastiglia miracolosa” è stata ripresa con grande enfasi dai giornali inglesi, visto che proprio recentemente uno studio del governo ha previsto che entro 40 anni metà della popolazione inglese sarà clinicamente obesa. La pillola, per ora, è stata testata solo su topi da laboratorio ed ha dato effetti molto positivi: la massa grassa degli animali sarebbe diminuita del 42% in una sola settimana.

Secondo gli scienziati dell’Università dell’Indiana, la pillola potrà essere utilizzata anche dagli umani nel giro di un decennio. L’equipe americana è stata guidata dal professore Richard Di Marchi ha studiato un ormone sintetico che regolava il metabolismo del glucosio. Alcuni studi in passato avevano evidenziato come questa sostanza fosse in grado di ridurre l’appetito e aumentare il dispendio di calorie.

I topi dopo una settimana di somministrazione avevano perso un quarto del loro peso; dopo un mese di trattamento, si è registrata una riduzione del 28,1% del peso mentre la massa grassa si è ridotta del 63%. Bisogna ricordare però che finora i trattamenti farmacologici per ridurre il peso hanno avuto un’efficacia relativamente limitata. Stephen O’Rahilly, professore di biochimica dell’Università di Cambridge, in un’intervista al Daily Mail ha detto: «È fondamentale dimostrare che questo tipo di trattamento è efficace e sicuro sugli animali, prima di procedere a testarlo sugli uomini. Del resto, molte pillole cosiddette rivoluzionarie hanno poi fallito quando sono state provate sugli esseri umani, perché non funzionavano sufficientemente bene o a causa dei pesanti effetti collaterali. Mi pare troppo presto per poter dire se questa molecola sarà l’eccezione e potrà rivelarsi davvero efficace per la cura dell’obesità umana, ma rappresenta comunque un’importante speranza per quanti soffrono di questa condizione».