Peste nera, non furono i topi ma i pidocchi umani

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 gennaio 2018 11:25 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2018 11:25
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Peste nera, non furono i topi ma i pidocchi umani

ROMA – Peste nera, non furono i topi ma i pidocchi umani. Durante le epidemie di peste che hanno colpito il mondo tra il 1300 e il 1800, a diffondere la ‘morte nera’ non sono stati i parassiti infetti che colonizzavano i topi, come si è sempre creduto, ma quelli umani come pulci e pidocchi.

Lo afferma uno studio coordinato dall’università di Oslo e pubblicato dalla rivista Pnas. A far puntare il dito contro i parassiti dei topi, spiegano gli autori, è stata l’osservazione del loro ruolo nelle epidemie a partire dall’800 fino ai giorni nostri.

Quelle più ‘antiche’ però hanno caratteristiche diverse: la malattia si è diffusa più rapidamente e non ci sono report di ritrovamenti di grandi quantità di topi morti, che invece caratterizzano le epidemie ‘moderne’. Un’altra ipotesi è quindi che il batterio yersinia pestis si sia trasmesso attraverso i parassiti umani.

Per verificare quella più plausibile i ricercatori hanno elaborato tre modelli matematici riferiti all’epidemia di ‘Morte Nera’ del 1300, che ha fatto decine di milioni di morti, in cui i responsabili erano in un caso i parassiti dei roditori, in un altro quelli umani e nel terzo una diffusione aerea.

E’ uno dei luoghi comuni più diffusi della storia: furono i topi a trasmettere agli uomini e diffondere la “peste nera”, il morbo letale che a metà del quattordicesimo secolo contagiò e uccise 25 milioni di persone in tutta Europa, più di un terzo della popolazione totale del continente all’epoca. Ma adesso una ricerca congiunta delle università di Oslo e Ferrara smentisce quella versione dei fatti: la causa della “Black Death” (il cui nome deriva appunto dal Rattus Rattus o topo nero) non furono i roditori che vivono nella spazzatura delle nostre città, bensì’ l’uomo, attraverso un contagio diretto avvenuto tramite pulci e pidocchi. (Enrico Franceschini, La Repubblica)

Applicando i modelli ai dati sulla mortalità di nove città europee è emerso che in sette casi era proprio quello che coinvolgeva i parassiti umani a descrivere meglio l’andamento dell’epidemia. “La peste di fatto ha trasformato la storia umana – afferma Katharine Dean, uno degli autori, al sito del National Geographic-, quindi è importante capire come si è diffusa e perché lo ha fatto così velocemente”.