Pianeti rocciosi al di fuori del sistema solare con luce Uv: è lì la vita aliena?

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 agosto 2018 6:15 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2018 20:03
Pianeti rocciosi al di fuori del sistema solare con luce Uv: è lì la vita aliena?

Pianeti rocciosi al di fuori del sistema solare con luce Uv: è lì la vita aliena?

CAMBRIDGE – Un gruppo di pianeti rocciosi al di fuori del sistema solare sono stati individuati come “posti migliori” per cercare forme di vita aliena. I pianeti, disseminati lungo la Via Lattea, hanno sulla superficie una diffusa luce UV e si trovano nella zona abitabile della stella ospite, ovvero potrebbe esserci presenza di acqua. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play].

Sono stati identificati in base all’intensità della luce emessa dalla stella ospite, che gli scienziati hanno proposto come un nuovo modo per trovare mondi che possano ospitare la vita, scrive il Daily Mail.  Secondo i ricercatori dell’University of Cambridge, i pianeti potrebbero dare una risposta all’eterna domanda “siamo soli nell’universo?” e hanno scoperto che le possibilità di sviluppo di vita su un pianeta roccioso sono collegate alla luce emessa dalla stella ospite.

Affermano che le stelle che emettono una quantità sufficiente di luce ultravioletta (UV) potrebbero dare il via alla vita sui pianeti orbitanti nello stesso modo in cui è probabile si siano sviluppate sulla Terra. Sulla superficie del nostro pianeta, i raggi UV alimentano una serie di reazioni chimiche che producono gli elementi costitutivi della vita.

I ricercatori hanno identificato una serie di pianeti in cui la luce UV proveniente dalla stella ospite è sufficiente a far sì che abbiano luogo queste reazioni chimiche. Un gruppo di corpi rocciosi individuati dal team si trova anche nella fascia abitabile in cui può essere presente l’acqua.

“Questo studio ci consente di restringere il campo riguardo ai posti migliori in cui cercare la vita, ci avvicina di più ad affrontare la domanda se siamo soli nell’universo”, ha affermato il co-autore dello studio, Paul Rimmer.

I ricercatori hanno misurato la rapidità con cui si possono formare gli elementi costitutivi della vita, sia sotto luce UV che al buio,  nella stesso brodo primordiale che emerse dalla Terra antica: cianuro di idrogeno e ione idrogenosolfito nell’acqua. Nell’oscurità, la chimica avviene più lentamente rispetto alla luce UV, e il team ha cercato di scoprire quanti UV ci sarebbero voluti prima che le reazioni alla luce prendessero il sopravvento su quelle buie.

Nell’oscurità si è sviluppato un composto inerte e non si sono formati i mattoni della vita, cosa avvenuta sotto le luci.  Il team ipotizza che le stelle abbiano circa la stessa temperatura in cui i nostri emettono luce sufficiente a formare sulla superficie gli elementi costitutivi della vita.

Tra gli esopianeti noti che si trovano nella zona di abiogenesi ci sono diversi pianeti rilevati dal telescopio di Keplero, incluso Kepler 452b, un pianeta che è stato definito “gemello” della Terra, sebbene sia troppo lontano da poter sondare con l’attuale tecnologia.

La NASA ha affermato che Kepler-452b, chiamato anche “Earth 2.0”, ha la possibilità di ospitare la vita, probabilmente sopravvivrebbero delle piante trasferite dalla Terra. Kepler-452b, che ha il 60% di diametro in più del nostro pianeta, è circa 1,5 miliardi di anni più vecchio della Terra e potrebbe essere altrettanto roccioso, è a 1.400 anni luce nella costellazione del Cigno.