Principe Carlo e Danny Dyer sono parenti? Secondo la genetica sì…

di Caterina Galloni
Pubblicato il 16 marzo 2019 6:33 | Ultimo aggiornamento: 15 marzo 2019 17:47
Principe Carlo e Danny Dyer sono parenti alla lontana? Secondo la genetica sì...

Principe Carlo e Danny Dyer sono parenti? Secondo la genetica sì… (foto da YouTube)

ROMA – Il Principe del Galles e un attore popolare sono parenti? Almeno alla lontana, pare di sì, stando a un esperto di genetica le cui scoperte sono all’origine della calorosa stretta di mano riservata da Danny Dyer, protagonista di una serie tv molto seguita in Inghilterra, a Carlo, principe ereditario, figlio della regina Elisabetta.

Ha detto l’attore al futuro re: “Volevo solo farle sapere che siamo parenti. Re Edoardo III era mio nonno”. Il principe ha replicato: “Molto lontani”. “Sì, lo so, lo so”, ha commentato Dyer.

In effetti, da Edoardo III, nato nel 1312, re dal 1327, morto dopo mezzo secolo di regno il 21 giugno 1377, sarebbero discesi la maggior parte dei cittadini inglesi. Almeno secondo Adam Rutherford, un genetista che su Radio 4 conduce il programma Inside Science e sostiene che la possibilità che una persona nata negli anni ’70 non sia imparentata con Edoardo III è incredibilmente bassa: 0, 0000000000000000000000000001.

Allargandosi all’Europa, Rutherford ha anche sostenuto che “se sei vagamente di estrazione europea, sei anche il frutto dei lombi di Carlo Magno. Un sovrano prolifico, ha generato non meno di 18 figli da mogli e concubine, tra cui Carlo il Giovane re d’Aquitania, Pipino il Gobbo, Drogone di Metz, Ruodhaid, senza dimenticare Ugo di San Bertino”.

La tesi trova riscontro anche in un vecchio articolo di Nature, la prestigiosa rivista scientifica. Ewen Callaway ha scritto, nel 2013: 

Che si tratti di un serbo e uno svizzero o un finlandese e un francese, è probabile che due europei abbiano molti antenati comuni vissuti circa 1.000 anni fa. Un’indagine genomica su 2.257 persone provenienti da 40 popolazioni ha scoperto che rispetto a quanto si riteneva in precedenza, le persone di discendenza europea sono più strettamente correlate l’una all’altra e potrebbero contribuire a introdurre nuove conoscenze sulla storia europea.

I primi tentativi di tracciare l’ascendenza umana attraverso il DNA si basavano su “marcatori genetici uniparentali”, sequenze di DNA dal genoma mitocondriale ereditate attraverso le madri, o sul cromosoma Y, che gli uomini ereditano dai padri.

Questi studi hanno steso i punti base della storia umana, come la migrazione dall’Africa dell’Homo sapiens meno di 100.000 anni fa e la successiva colonizzazione dell’Europa e dell’Asia. Ma i marcatori uniparentali possono fare ben poco per fornire informazioni sulla storia più recente, in parte perché in un albero genealogico rappresentano solo un’unica discendenza, ad esempio la madre della madre della madre, e così via.

L’approccio dei ricercatori si basa sul modo in cui i geni ogni generazione vengono rimescolati; quando una persona forma un nuovo ovulo o seme mescola e abbina i cromosomi ereditati da ciascun genitore. Risultato di questo processo: il genoma di una persona è costituito da segmenti intercalati dei cromosomi dei suoi antenati. Le posizioni in cui le sequenze di DNA vengono scambiate ogni volta sono diverse, in modo che i segmenti ininterrotti che trasmette una persona si accorciano di generazione in generazione. Ad esempio, i frammenti di DNA condivisi tra i cugini di primo grado sono più lunghi di quelli condivisi tra secondi, terzi e quarti  cugini. Negli ultimi anni, i ricercatori hanno esaminato il resto del genoma – il DNA che può arrivare da entrambi i genitori – per capire l’ascendenza. In un recente studio, Peter Ralph, attualmente all’University of Southern California di Los Angeles, e Graham Coop, dell’University of California, genetisti della popolazione hanno esaminato l’intero genoma per ricostruire le origini europee.

Società di sequenziamento dei geni, come 23andMe con sede a Mountain View, in California, lo utilizzano per collegare lontanii parenti iscritti nei loro database. Ralph e Coop cercavano parenti ancora più lontani identificando tratti del genoma condivisi da persone che vivevano in tutta Europa. Osservando la lunghezza dei segmenti, i ricercatori sono stati in grado di determinare approssimativamente in che periodo aveva vissuto il comune antenato di lontani cugini.

Hanno scoperto degli antenati comuni risalenti a 500 anni fa principalmente all’interno delle popolazioni. Antichi tratti di DNA, tuttavia, collegavano più europei geograficamente distanti. Lo studio ha inoltre svelato le firme genetiche di avvenimenti importanti della storia europea, come la migrazione degli Unni in Europa orientale nel IV secolo e il successivo aumento di persone di lingua slava. Ralph e Coop, hanno scoperto che gli attuali abitanti dei paesi dell’Europa orientale condividono molti antenati vissuti circa 1.500 anni fa. Gli italiani sono collegati ad altre popolazioni europee, principalmente attraverso persone che hanno vissuto più di 2000 anni fa, probabilmente una conseguenza dell’isolamento geografico del paese.