Riccardo Giacconi è morto: addio al Nobel per la Fisica e padre dell’astronomia a raggi X

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Dicembre 2018 1:03 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2018 1:03
Riccardo Giacconi è morto: addio al Nobel per la Fisica e padre dell'astronomia a raggi X

Riccardo Giacconi è morto: addio al Nobel per la Fisica e padre dell’astronomia a raggi X

ROMA – Grazie a lui abbiamo conosciuto il lato “violento” dell’universo, fatto di stelle cannibali, buchi neri, e immani esplosioni. Riccardo Giacconi, premio Nobel per la Fisica nel 2002, si è spento lunedì 10 dicembre all’età di 87 anni. 

Universalmente ricordato come il padre dell’astronomia a raggi X. Le sue ricerche hanno attraversato per intero questo settore della ricerca, dai primi piccoli rilevatori degli anni ’60, montati su piccoli razzi, fino alla missione Chandra della Nasa, lanciato nel 1999. Dal 1993 al 1999 è stato anche direttore generale dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso).

Nato a Genova nel 1931, Giacconi è vissuto a lungo a Milano, dove si era trasferito ancora adolescente e dove si era laureato con Giuseppe Occhialini, uno dei padri dello studio dei raggi gamma. A Milano ha proseguito gli studi di dottorato, specializzandosi nella ricerca sui raggi cosmici finché, nel 1956, ha deciso di lasciare l’Italia per trasferirsi negli Stati Uniti, dove ha ottenuto la cittadinanza e l’ha mantenuta insieme a quella italiana.

Dal 1958 aveva cominciato a collaborare con l’università di Princeton e poco dopo era stato chiamato da Bruno Rossi, che allora lavorava nell’azienda As&E (American Science and Engineering), per progettare i primi sistemi spaziali di rilevamento di raggi X. Nel 1962 ha scoperto la prima sorgente extraterrestre nota di raggi X, chiamata Sco X-1, e in breve tempo i suoi successi lo hanno portato alla Nasa, dove con Bruno Rossi ha guidato il progetto Uhuru, il primo rivoluzionario satellite per lo studio dei raggi X cosmici lanciato nel 1970. Grazie ad esso è stato possibile conoscere centinaia di mostri cosmici, come il buco nero supermassiccio che si trova al centro della Via Lattea.

Nel 1973 è stato nominato direttore del centro Harvard Smithsonian, dove ha guidato il progetto del primo telescopio spaziale per raggi X, il progetto HEAO-2, in seguito chiamato Osservatorio Einstein. A causa dei lunghi ritardi di costruzione del satellite Chandra, che dal 1976 ne hanno posticipato il lancio di oltre 20 anni, Giacconi ha lasciato temporaneamente il settore dei raggi X per guidare il neonato Space Telescope Science Institute, che era allora alle prese con gli enormi problemi tecnici riscontrati sul telescopio spaziale Hubble.

Nel 1993 è passato all’Eso, dove ha introdotto i concetti manageriali acquisiti nel corso delle esperienze americane e ha guidato la costruzione dell’ambizioso Very Large Telescope (Vlt), il telescopio più grande del mondo. Conclusa questa esperienza, nel 1999 Giacconi è tornato negli Stati Uniti come responsabile scientifico della missione Chandra, il telescopio spaziale della Nasa che ha anche svelato alcuni aspetti dell’enigmatica materia oscura.