Ricerca italiana sui gemelli mostra che la predispozione sociale avviene già nell’utero materno

Pubblicato il 8 Novembre 2010 15:19 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2010 15:19

Ecografia quadridimensionale gemelli

Che l’uomo fosse un animale sociale non è una novità, ma i ricercatori delle università di Padova, Torino e Parma sono rimasti molto colpiti nello scoprire che le relazioni sociali, nel caso dei gemelli, cominciano già nell’utero materno. La ricerca, sviluppata in collaborazione con l’istituto Burlo Garofalo di Trieste, è stata recentemente pubblicata su PloS One. I gemelli rappresentano un interessante oggetto di studio, infatti l’osservazione dei movimenti dei feti nell’utero materno ha evidenziato come già alla 14esima settimana di gestazione essi appaiano compiuti in maniera controllata se diretti in modo specifico verso l’altro.

Il professore Vittorio Gallese, del dipartimento di Neuroscienze dell’università di Parma e co-autore dello studio con Cristina Becchio, dell’università di Torino,  ha sottolineato che “non si tratta di movimenti riflessi o stereotipati. Sono organizzati ed hanno caratteristiche analoghe ai movimenti volontari dell’adulto”. La ricerca dell’altro appare ancora più evidente a partire dalla 18esima settimana di gestazione, con un aumento netto della frequenza dei movimenti verso il gemello.

La tecnica che ha permesso lo studio di tale fenomeno è l’ecografia quadridimensionale, che permette di visualizzare anche il movimento nel tempo, ed ha permesso la registrazione di 5 copie di feti gemelli nella 14esime e nella 18esima settimana. Gli studiosi hanno così scoperto la capacità dei feti di controllare i propri gesti e di variarne l’intensità a seconda che siano diretti al ‘compagno d’utero’, a sé stessi o alla parete uterina.

Gallese ha poi spiegato che “uno dei parametri che permette di valutare la finezza del movimento è la decelerazione quando si sta per raggiungere l’obiettivo. Tanto più il movimento è preciso, tanto più si decelera per calibrarlo”, tanto che dalle immagini sembrano quasi coccole: si accarezzano la schiena, si toccano delicatamente la testa. Anche i feti singoli sviluppano la stessa capacità di controllo, ma con un ritardo di circa 8 settimane rispetto ai gemelli.

La ricerca, che vanta un team completamente italiano, rappresenta un vero successo non solo per la medicina, ma anche per l’Italia. A livello medico lo studio della predisposizione alla socialità potrebbe facilitare, in caso di anomalie nel movimento feto, la diagnosi di disturbi come l’autismo. La novità dello studio dipende dall’approfondimento dell’aspetto di casualità del contatto.

Mentre prima era pensabile che il contatto fosse dovuto alla prossimità spaziale, oggi appare chiaro che ogni movimento corrisponde ad una precisa pianificazione motoria, tanto che Gallese ha sottolineato: “Conteniamo già in noi la dimensione dell’altro. E anche prima della nascita lo cerchiamo, in modo più accurato rispetto a quando non ci rivolgiamo verso di noi”.