Rök, svelato il mistero della pietra runica: scritta di un padre che perse il figlio a causa del grande freddo

di Caterina Galloni
Pubblicato il 10 Gennaio 2020 6:26 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2020 18:40
Neve, Ansa

(foto d’archivio Ansa)

ROMA – Una nuova analisi della pietra runica di Rök, eretta attorno all’800 nella provincia svedese di Östergötland, svela la misteriosa iscrizione: la scritta di un padre disperato che nel sesto secolo perse il figlio a causa del grande freddo dell’epoca – “la piccola era glaciale tardo antica”. – e teme che il gelo possa tornare.

È noto che durante il sesto e il settimo secolo più della metà degli scandinavi morirono a causa delle temperature rigide che provocarono una diffusa devastazione. Fino a oggi la maggior parte degli esperti pensavano che la pietra, alta circa tre metri, con le incisioni in caratteri runici, fosse dedicata al leggendario imperatore ostrogoto Teodorico il Grande. Sulla pietra sono incise più 700 rune ma a causa di pezzi mancanti o rovinati dall’usura del tempo, gli studiosi non hanno mai potuto interpretare compiutamente l’iscrizione.

La pietra fu eretta alla fine dell’800 vicino al lago Vattern nella Svezia centro-meridionale e menziona l’eroe norvegese Teodorico; alcuni pensano che sia un riferimento a Teodorico il Grande ma questa affermazione è stata smentita da alcuni esperti guidati dal professor Holmberg dell’Università di Göteborg che nel 2016 ha pubblicato delle ricerche, sostenendo che “l’idea che la pietra runica Rök menzioni l’imperatore Teodorico si basa su un errore di lettura e gran parte del nazionalismo celebrativo”. Ma un team di esperti di tre università svedesi ora pensa che si tratti di un argomento completamente diverso.

La scritta di un genitore disperato per aver perso il figlio durante un periodo attualmente definito “la piccola era glaciale tardo antica”. “L’iscrizione parla dell’angoscia a seguito della morte di un figlio e della paura di una nuova crisi climatica simile a quella catastrofica dopo il 536 d.C”, scrivono gli autori nello studio pubblicato su Futhark: International Journal of Runic Studies. Quando il clima del mondo è stato alterato da una serie di eruzioni vulcaniche, il sesto secolo ha subito il crollo delle temperature, i raccolti furono devastati, la carestia era diffusa e intere specie si estinsero. Precedenti analisi hanno ipotizzato che sia deceduta almeno la metà della popolazione delle nazioni scandinave: un periodo che rimase scolpito nella memoria dei Vichinghi anche sulle successive generazioni e influenzò lo sviluppo della mitologia nordica.

I ricercatori concordano sul fatto che l’iscrizione sulla pietra racconti di una battaglia che dura da secoli, ma non una lotta tra uomini bensì con la natura. Nello studio, gli autori scrivono:”Il conflitto tra luce e oscurità, calore e freddo, vita e morte”. “Una potente tempesta solare ha colorato il cielo in drammatiche sfumature di rosso, i raccolti hanno sofferto a causa di un’estate estremamente fredda e in seguito si è verificata un’eclissi solare subito dopo l’alba”, ha dichiarato Bo Graslund, professore di archeologia all’Università di Uppsala. “Anche uno di questi eventi sarebbe stato sufficiente a far temere un altro Fimbulwinter”, ha aggiunto Graslund riferendosi a un inverno durato tre anni nella mitologia nordica, un segno dell’avvento di Ragnarok: la grande battaglia menzionata nella mitologia norrena che parla della morte di molti dei, tra cui Odino, Thor e Heimdallr, e fa precipitare il mondo sott’acqua affinché riemerga rigenerato e fertile.

Fonte: Daily Mail.