Scienza e Tecnologia

Roma antica fabbricava lenti da vista e primordi di laser e cinema

Antichi romani

Antichi romani

ROMA – Trovarsi nell’antica Roma e andare al cinema, magari dopo una lotta tra gladiatori, trovando il posto grazie ad un puntatore laser e godersi lo spettacolo attraverso degli occhiali graduati. Sembra follia, o la riedizione di un dialogo Troisi-Begnini in Non ci resta che piangere, e invece è una fantasia persino più vicina alla scienza che alla fantascienza. Che gli antichi romani fossero, sotto moltissimi aspetti, molto più vicini a noi di quanto in genere crediamo è un fatto oramai storicamente assodato. Sappiamo che buona parte della nostra cultura viene da lì come da lì viene la nostra lingua, sappiamo che moltissime abitudini che credevamo precipue dell’uomo moderno erano in auge già duemila anni fa e abbiamo compreso come la società, con il ruolo delle donne ad esempio, fosse molto più ‘moderna’ di quanto non immaginassimo e di quanto non sia la nostra.

Ora stiamo scoprendo che, anche a livello tecnologico, i romani erano arrivati molto più lontano di quanto credessimo anticipando tecnologie arrivate millenni dopo. Dopo che già gli acquedotti e il calcestruzzo impermeabile avevano suscitato la meraviglia di chi li ha studiati secoli dopo la loro creazione, ora l’attenzione degli archeologi sta rivelando opere della tecnologia romana su scala minore in quanto a dimensioni ma non in quanto a precisione. I ritrovamenti archeologici più recenti, soprattutto quelli provenienti dagli scavi di Pompei, hanno portato alla luce una tecnologia incentrata sul vetro e sulla luce che non credevamo alla portata degli antichi.

“Non solo i romani usavano le lenti per la visione – racconta Andrea Cionci su La Stampa -, ma avevano già intuito il loro utilizzo per la creazione di quella che potremmo definire una forma primitiva di laser. Uno straordinario reperto pompeiano, racconta, inoltre anche di una antesignana della diapositiva”. Dal passato sono emerse lenti che sembrano assolutamente create per migliorare la visione. Una tecnologia anche più antica dei romani stessi, come dimostrano i reperti di Cnosso risalenti addirittura all’età del bronzo, periodo collocato fra il 3.500 il 1200 a.C., ma perfezionata da questi.

Da Pompei provengono, oltre ai prismi di cristallo di straordinaria precisione e regolarità (usati per scomporre la luce nei colori dello spettro), anche piccoli vetri più curiosi, rotondi, leggermente convessi, capaci di fornire una immagine nitida e ingrandita. E anche se non sono stati trovati occhiali veri e propri è indiscutibile quale fosse l’uso di queste lenti. Sempre dall’utilizzo del vetro e delle lenti gli antichi avevano almeno intuito le basi di una tecnologia assolutamente contemporanea: il laser. Se è infatti noto che i cittadini dell’impero usassero lenti per concentrare i raggi del sole ed accendere il fuoco, ora sappiamo che usavano anche lenti per cauterizzare le ferite, di guerra o chirurgiche, comportandosi in modo eccezionalmente simile a quel che si fa oggi in sala operatoria. E poi il cinema.

Il dispositivo di pre-cinema più antico che si conosca ufficialmente è la lanterna magica, realizzata nel 1645, dal gesuita Athanasius Kircher. Dalle polveri di Pompei, primo secolo dopo Cristo, vale a dire circa millecinquecento anni prima, è stato recuperato un ellisse lenticolare di cristallo, largo circa 2 cm, montato con due minuscole viti su un supporto di bronzo. All’interno della superficie trasparente il ritratto, minuziosamente perfetto, di un uomo. Un oggetto che, messo di fronte ad una fiamma di una candela o ad una torcia, proietta l’immagine dell’uomo raffigurato. Né più né meno quello che fino all’arrivo della tecnologia digitale conoscevamo come diapositiva e che ha costretto almeno una generazione a lunghe sedute di visione comune.

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