Con il lockdown vibrazioni sismiche ridotte del 50% nel Nord Italia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Giugno 2020 11:39 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2020 11:39
Con il lockdown vibrazioni sismiche ridotte del 50% nel Nord Italia

Con il lockdown vibrazioni sismiche ridotte del 50% nel Nord Italia (foto INGV)

PADOVA – Durante il lockdown nel Nord Italia l’interruzione di molte attività umane ha dimezzato il rumore sismico di fondo, cioè le vibrazioni captate dagli strumenti ma non avvertibili dall’uomo.

Lo indica lo studio condotto in collaborazione tra l’Università di Padova, l’istituto Isterre di Grenoble (Francia) e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), basato sulla rete sismometrica dell’Ingv e pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

“Le nostre osservazioni mostrano che il rumore sismico di fondo si è abbattuto di circa il 50%”, rileva Jacopo Boaga, del dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e co-autore dello studio.

“Il confronto tra il segnale registrato prima e durante il lockdown ci ha permesso di identificare la quantità e la qualità del rumore sismico non dovuto a cause naturali (come sismi, movimenti gravitativi, sollecitazioni meteo-marine, ecc., naturalmente non influenzate dal lockdown), ma generato dall’uomo e dalle sue attività (fabbriche, aeroporti, traffico stradale e ferroviario, flussi turistici)”.

Lo studio apre nuove prospettive nello studio dell’impatto dell’uomo sull’ambiente, e nello sviluppo di nuove strategie per mitigarlo. 

Coronavirus e sismicità, lo studio

Nello studio The 2020 coronavirus lockdown and seismic monitoring of anthropic activities in Northern Italy pubblicato sulla prestigiosa rivista “Scientific Reports” (qui il PDF col testo integrale) è opera di ricercatori italiani e francesi, e porta a interessanti risultati sul “rumore sismico di fondo“, ovvero sulle vibrazioni captate dagli strumenti ma non avvertibili dall’uomo.

“Le circostanze inedite del lockdown, e la possibilità di accedere a un database così ampio, ci hanno permesso per la prima volta di misurare l’impatto che le attività umane hanno sulle vibrazioni sismiche della superficie terrestre”, spiega il prof. Jacopo Boaga, del Dip. Di Geoscienze dell’Università di Padova e co-autore dello studio.

“Le nostre osservazioni mostrano che il rumore sismico di fondo si è abbattuto di circa il 50%: un effetto molto grande che ha sorpreso sia noi che molti nostri colleghi.

Il confronto tra segnale registrato prima e durante il lockdown ci ha permesso di identificare la quantità e la qualità del rumore sismico non dovuto a cause naturali (come sismi, movimenti gravitativi, sollecitazioni meteo-marine, ecc., naturalmente non influenzate dal lockdown), ma generato dall’uomo e dalle sue attività (fabbriche, aeroporti, traffico stradale e ferroviario, flussi turistici, ecc.)”, sottolinea Boaga che ha lavorato alla ricerca con i colleghi Lapo Boschi e Valeria Cascone del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova. (fonte ANSA)