Salamandra axolotl, come rigenerare il corpo umano. Università del Kentuky: quasi fantascienza

di Caterina Galloni
Pubblicato il 10 Marzo 2020 7:07 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2020 20:19
Salamandra axolotl, come rigenerare il corpo umano. Università del Kentuky: quasi fantascienza

Salamandra axolotl, come rigenerare il corpo umano. Università del Kentuky: quasi fantascienza

WASHINGTON – Una specie di salamandra di nome axolotl, che vive in Messico è diventata la base per una ricerca da fantascienza nell’Università del Kentucky. Secondo Futurismo.com, “per la prima volta, gli scienziati hanno sequenziato completamente il genoma di axolotl in grado di rigenerare, dopo un infortunio, molte delle parti del corpo”.

I medici dell’University of Kentucky sperano di poter utilizzare ciò che apprendono sbloccando il codice genetico di axoloti, sulle terapie umane ma non solo sperano che l’uomo in futuro sia in grado di rigenerare gli arti mancanti o riparare altri danni, come fanno le salamandre.

“È difficile vedere una parte del corpo che non riescano a rigenerare: gli arti, la coda, il midollo spinale, l’occhio e in alcune specie anche metà del loro cervello”, ha osservato Randal Voss, un ricercatore dell’University of Kentucky.

In un comunicato stampa, l’University of Kentucky ha riferito

“La rigenerazione è uno degli aspetti più affascinanti della ricerca biologica. In che modo alcuni animali sono in grado di far ricrescere le parti del corpo? È possibile che gli umani possano fare lo stesso? Se gli scienziati potessero scoprire i segreti che conferiscono a quegli animali questa straordinaria capacità, la conoscenza potrebbe avere un profondo impatto nella prassi clinica.

Gli scienziati dell’University of Kentucky, annunciando di aver sequenziato il genoma di axolotl, una salamandra il cui unico habitat nativo è un lago vicino a Città del Messico, hanno fatto un passo avanti dall’immaginazione alla realtà.

Il sequenziamento del genoma umano è diventato più o meno normale, ma per sequenziare il DNA della salamandra, il team ha dovuto elaborare nuove tecniche: il codice genetico di axolotl è dieci volte più lungo di quello di un essere umano.

“Fino a pochi anni fa, nessuno pensava che fosse possibile sequenziare un genoma di oltre 30 GB”, ha detto Jeremiah Smith, biologo dell’University of Kentucky. “Ora abbiamo dimostrato che è possibile utilizzare un metodo economico e accessibile, che apre la possibilità di sequenziare altri animali con genomi di grandi dimensioni.”
Grazie a ciò, il team spera di iniziare a sondare l’intera sequenza di DNA per approfondire le capacità rigenerative di axolotl.

“Ora che abbiamo accesso alle informazioni genomiche, possiamo davvero iniziare a sondare le funzioni del gene axolotl e capire come siano in grado di rigenerare le parti del corpo”, ha detto Voss. “Speriamo che un giorno si possano applicare queste informazioni nelle terapie umane, ad esempio per le lesioni del midollo spinale, ictus, rigenerare le articolazioni … il cielo non ha limiti”.

L’impresa titanica di mappare il genoma umano ha fornito agli scienziati gli strumenti per riprodurre i dati in altri organismi ma il notevole calcolo per quanto riguarda organismi con genomi più grandi ha reso questi sforzi quasi impossibili. Ma Smith e Voss hanno sapientemente adattato un approccio genetico classico chiamato mappatura dei collegamenti così da inserire il genoma axolotl nell’ordine corretto in modo rapido ed efficiente. E fino a oggi è il primo genoma di queste dimensioni ad essere assemblato.

“Fino a pochi anni fa nessuno pensava che fosse possibile assemblare un genoma di oltre 30 GB”, ha affermato Smith. “Ora abbiamo dimostrato che è possibile utilizzare un metodo economico e accessibile, che offre la possibilità di sequenziare sistematicamente altri animali con genomi di grandi dimensioni”.