Solar Orbiter lanciata il 10 febbraio: la sonda europea in viaggio per svelare il Sole

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 10 Febbraio 2020 18:52 | Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2020 19:15
Solar Orbiter, sonda verso il Sole lanciata il 10 febbraio

Solar Orbiter, sonda verso il Sole lanciata il 10 febbraio (Foto archivio ANSA/ESA/ATG MediaLab)

ROMA – La sonda europea Solar Orbiter dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è stata lanciata il 10 febbraio alla volta del Sole dalla base americana di Cape Canaveral con un razzo Atlas 5. Una missione ambiziosa che vuole osservare da vicino la nostra stella e che vede la collaborazione dell’ESA, della NASA e dell’Italia, che ha progettato e sviluppato uno dei suoi 10 strumenti a bordo.

Il lancio era previsto per il 6 febbraio, ma è stato rinviato di 24 ore per un problema tecnico al sistema di terra. Poi un altro rinvio a causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli. Il lancio non sarebbe stato possibile oltre il 26 febbraio, perché altrimenti l’allineamento tra Terra e Venere che doveva mettere la sonda sulla traiettoria ideale sarebbe venuto meno. 

L’allineamento dei pianeti è cruciale per indirizzare correttamente la sonda verso la sua orbita definitiva e per questo motivo ogni giorno vengono calcolate almeno 25 traiettorie. Se non fosse riuscito il lancio del 10 febbraio, sarebbe stato necessario attendere un nuovo allineamento che si sarebbe verificato solo tra 20 mesi, con un rinvio di quasi due anni.

Fortunatamente, la sonda è partita lunedì da Cape Canaveral e ha potuto sfruttare la spinta gravitazionale data dall’allineamento tra i due pianeti per proseguire la sua corsa verso i Sole. Arrivata sulla sua orbita definitiva, la più vicina alla nostra stella mai raggiunta da un veicolo, potrà catturare le prime immagini delle regioni polari della nostra stella e fornire dati preziosi per studiarne il campo magnetico.

Proprio dal campo magnetico solare, che segue cicli di massima e minima attività di 11 anni, vengono emesse le violente tempeste elettromagnetiche che arrivano fin sulla Terra, provocando le spettacolari aurore boreai, ma anche danni a satelliti, telecomunicazioni, Gps e reti elettriche. La sonda è programmata per una missione della durata di 10 anni e tra 3.5 anni raggiungerà il punto di massima vicinanza all’astro.

A proteggere la sonda dalle altissime temperature sarà lo speciale scudo rivestito di una polvere nera a base di fosfato di calcio, molto simile ai pigmenti usati decine di migliaia di anni da per le pitture rupestri. Come un laboratorio in orbita, la sonda studierà il Sole con i suoi dieci strumenti, che elaboreranno dati e immagini destinati a cambiare radicalmente l’immagine della nostra stella.

Gli strument sono stati realizzati dai laboratori e dagli enti dell’ESA di cui fanno parte Francia, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Belgio, Spagna, Stati Uniti e anche Italia, che con l’Università di Firenze ha realizzato il coronografo Metis, destinato a studiare la parte più esterna e affascinante dell’atmosfera solare, chiamata corona.(Fonte ANSA)