Spazio. Cargo russo continua a rotolare, sempre più vicino alla Terra

Pubblicato il 6 Maggio 2015 15:33 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2015 15:33
Il cargo russo Progress

Il cargo russo Progress

FIRENZE – Il cargo russo Progress continua a rotolare su se stesso, avvicinandosi sempre di più alla Terra, per distruggersi nell’impatto con l’atmosfera intorno all’8 maggio. La data risente di una fortissima incertezza e sicuramente è destinata a cambiare rapidamente perchè i calcoli vengono continuamente aggiornati dai tantissimi ricercatori al lavoro in tutto il mondo, dalla Russia agli Stati Uniti.

”L’orbita del cargo continua a decadere e rispetto a martedi si è abbassata di una decina di chilometri”, ha detto Alessandro Rossi, dell’Istituto di Fisica applicata del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ifac-Cnr) di Firenze e membro del Coordinamento internazionale per il monitoraggio dei detriti spaziali (Iadc). Attualmente il punto più distante dell’orbita, leggermente ellittica, si trova a 212 chilometri dalla Terra e il più vicino a 170 chilometri.

Il margine di incertezza, ancora molto ampio, è destinato a restringersi progressivamente nei prossimi giorni ed a questi calcoli sta lavorando in Italia il gruppo di Luciano Anselmo, dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Consiglio nazionale delle Ricerche (Isti-Cnr) di Pisa. ”Nonostante il cargo continui a ruotare rapidamente su se stesso, il suo comportamento dinamico è abbastanza regolare e permette previsioni accurate, ma la finestra di incertezza è ancora molto ampia”, ha osservato Anselmo.

In pratica, ha aggiunto, ”in questo momento tutto il pianeta è ancora interessato e le uniche zone che si possono escludere sono i Poli, che non sono sorvolati dal veicolo”. Per Anselmo ”è impossibile, e anche privo di senso” cercare di dire con largo anticipo dove potranno cadere eventuali frammenti del cargo: ”ogni previsione – ha spiegato – è associata ad una finestra di incertezza molto grande, che si restringe progressivamente”. Al momento, ha aggiunto, ”tutto il mondo è ancora interessato”.

Vale a dire che eventuali frammenti del Progress potrebbero cadere ovunque: ”non si può escludere nessuna zona, tranne i Poli”. Sarà possibile cominciare a dire dove i frammenti non cadranno solo circa 36 ore prima dell’impatto con l’atmosfera. Da allora i dati permetteranno di escludere dalla zona di rischio sempre nuove aree, fino a restringere l’area di possibile impatto dei frammenti ad una striscia larga 300 e lunga da 40.000 a 80.000 chilometri. ”E’ una zona potenzialmente a rischio comunque vasta, che – ha concluso Anselmo – attraversa mari e continenti. Solo a posteriori si riescirà a sapere dove i frammenti sono effettivamente caduti”.