Tecnica Crispr, l’effetto “collaterale” che potrà migliorare le diagnosi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2018 5:30 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2018 20:42
Tecnica Crispr, l'effetto "collaterale" che potrà migliorare le diagnosi

Tecnica Crispr, l’effetto “collaterale” che potrà migliorare le diagnosi

LONDRA – La tecnica CRISPR potrebbe aiutare gli scienziati a diagnosticare e trattare immediatamente le malattie che vanno dal cancro a quelle di tipo genetico. Scienziati dell’University of California hanno scoperto che un “effetto collaterale” della tecnica che raggiunge e taglia uno specifico segmento di DNA, potrebbe migliorare il modo in cui i medici diagnosticano le patologie. Hanno fatto la scoperta mentre conducevano ricerche su CRISPR-Cas12a, che può tagliare il doppio filamento dell’elica del DNA.

I ricercatori hanno affermato che la tecnologia sta “rivoluzionando la biologia”. La scienziata Jennifer Doudna ha parlato del potere di trasformazione della nuova ricerca:”CRISPR-Cas12a, una proteina che taglia il DNA, ha un effetto collaterale inaspettato che la rende un enzima ideale per la diagnosi di una malattia in modo semplice, rapido e accurato”.

La proteina è stata scoperta solo tre anni fa. In passato era chiamato Cpf1 ed è simile a Cas9, che Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier dell’University of California Berkeley, nel 2012 hanno trasformato in uno strumento in grado di modificare il genoma.

“In soli sei anni, CRISPR-Cas9 ha consentito di accelerare l’esplorazione delle cause delle malattie e svilupparee molte nuove potenziali terapie”, spiega il report. Ha descritto Cas12a come una “importante aggiunta” alla crescente varietà di strumenti per il taglio dei geni; l’enzima può svolgere funzioni che Cas9 non è in grado di eseguire.

Cas12a può tagliare l’elica a doppio filamento del DNA in punti che non sono possibili a Cas9, e i ricercatori pensano che la proteina potrebbe facilitare quando si impianta un nuovo gene a un taglio del DNA poiché Cas12a lascia margini irregolari. Lo studio è stato pubblicato su First Release di Science e gli autori spiegano che la scoperta a notevoli implicazioni, è utile a una vasta gamma di applicazioni.

Lo studio ha spiegato il metodo complesso: “Questa proteina funziona come un solido strumento per rilevare il DNA da varie fonti. Intendiamo superare i limiti della tecnologia, che è applicabile potenzialmente in qualsiasi situazione diagnostica veloce in cui vi sia un componente del DNA” e ciò include malattie infettive e diagnosi di cancro.

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