Depressi? Colpa dei geni. Da due ricerche arrivano due possibili terapie geniche per la cura del disturbo depressivo maggiore

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 1 Novembre 2010 5:31 | Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2011 19:54

“L’inabilità a costruirsi un futuro”, sono queste le parole utilizzate dallo psicologo Rollo May per descrivere una patologia che secondo il National Institute for Mental Health affligge il 7 per cento della popolazione americana e che costa agli Stati Uniti ben 100 miliardi di dollari. Così mentre si discute su come salvare l’ambiente ed il pianeta, nessuno si preoccupa di combattere un male dilagante come la depressione o di prevenirla. Due studi genetici, pubblicati rispettivamente su Nature Medicine e su Science, hanno individuato un difetto genico che comporta l’insorgere della depressione.

La prima ricerca è stata condotta dal professore Vanja Duric dell’università diYale e dai suoi collaboratori, che hanno individuato un percorso genico detto MAPK, che regola la plasticità, funzionalità e sopravvivenza neuronale, ed in cui gli aumenti e decrementi di espressione del gene MPK-1 implicano disfunzioni significative a livello cerebrale in soggetti affetti da disturbi di depressione maggiore.

Lo studio condotto dal team di Duric sui topi ha dimostrato che alti livelli di MPK-1 aumentano i sintomi depressivi, mentre le cure antidepressive sono in grado di ridurre l’espressione del gene incriminato. Inoltre è stato osservato che le situazioni di stress inducono un aumento di MPK-1, che è così in grado di influenzare negativamente la regolazione del percorso genico MAPK, infatti quando sono in circolo alti livelli di MPK- a crescita dei neuroni e la loro comunicazione è disturbata nella regione dell’ippocampo, che comporta l’insorgere del disturbo in modalità grave.

Non solo lo studio del cervello dei topi ha confermato quanto osservato, infatti analizzando il cervello di 21 individui deceduti si è ottenuto che in 18 casi l’espressione genica relativa al percorso MAPK risultava variata. Duric ed i suoi collaboratori sperano ora di poter sviluppare un farmaco in grado di regolare MPK-1, in modo di poter curare la depressione ed alleviare tutti i disturbi che questa patologia implica.

La ricerca pubblicata su Science è stata invece condotta da Brian Alexander del Cornell Laboratory of Molecular Neurosurgery, e rispetto alle ricerche di Duric ha individuato una terapia genica studiando le reazioni cerebrali di topi modificati geneticamente, in cui la mancanza del gene p11, induce la depressione, agendo sulla produzione di serotonina, ormone che regola processi chimici cerebrali legati al sonno, alla memoria e all’umore. Lo studio ha dimostrato come il ripristino della p11 in specifici punti del cervello dei topi causa un’attenuazione del comportamento depressivo.

La terapia genica ha raggiunto grandi risultati da quando il genoma è stato mappato e ciò che offre è una cura permanente, che risolve il problema alla “base”, comportando la possibilità di avere una vita non solo sana, ma serena: eliminando il male non sarà più necessaria l’assunzione di farmaci, che oltre a richiedere una modalità di somministrazione continua comportano effetti indesiderati spesso gravi o non controllabili.

Inoltre questo approccio terapeutico può essere utilizzato anche per altre patologie, come il morbo di Parkinson, e soprattutto potrebbe sostituire quei farmaci che, specialmente nelle cure antidepressivi, comportano una serie di effetti collaterali che comunque non migliorano la qualità della vita del malato, mentre modificando un gene si usa un “farmaco” naturale, quindi vantaggioso.

Sebbene sarà necessario aspettare del tempo prima che una vera e propria cura genica sia disponibili è importante anche osservare come due ricerche diverse abbiano individuato due possibili cause, entrambe valide, per l’insorgere di un disturbo così grave e debilitante, che oltre a colpire il malato colpisce la sua famiglia, disturbo che ovviamente non dipende solo dai geni, ma da una serie di fattori ambientali, comportamentali e sociali che aggravano una predisposizione preesistente.

Il cervello, l’organo preposto al pensiero e al controllo del nostro corpo e della nostra emotività, costituisce infatti un sistema estremamente complicato, i cui meccanismi ad oggi non sono stati del tutto svelati e le cui potenzialità sono per gli studiosi oggetto di continui e approfonditi studi.

Poter comprendere i meccanismi che sono concausa organica dell’insorgere di malattia invalidanti come il disturbo depressivo maggiore rappresenta per il futuro una strada concreta e valida da percorrere per poter giungere ad una efficace cura. Individuando tutte le possibili cause genetiche di una predisposizione a questa patologia sarà possibile determinare il meccanismo genetico difettoso dominante nell’individuo, sia esso il p11 o il MPK-1, e ciò permetterà di scegliere di caso in caso la terapia maggiormente efficace.