Terremoti centro Italia, dal 2016 il terreno si è spostato: dov’è il volume fantasma?

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 12 Marzo 2019 20:16 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2019 20:16
Terremoti centro Italia, caccia al volume fantasma dopo il sisma

Terremoti centro Italia, dal 2016 il terreno si è spostato: dov’è il volume fantasma?

ROMA – Dopo i terremoti del centro Italia del 2016 i ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) hanno notato uno spostamento del terreno insolito. Una parte del volume sembra essere scomparso nel nulla dall’agosto 2016 e gli scienziati ora gli stanno dando la caccia. I risultati di questa ricerca del “volume fantasma” aprono a nuove interpretazioni sulla dinamica dei terremoti e sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.

Lo studio in particolare si è concentrato sulla sequenza sismica iniziata nel centro Italia dal 24 agosto 2016 che coinvolge gli Appennini. Attraverso una rete Gps i ricercatori hanno misurato l’abbassamento volume della crosta terrestre, per un valore di circa 4 o 5 millimetri l’anno. Gli scienziati si aspettavano di osservare per un volume in abbassamento, un altro di pari valore innalzato ma così non è stato. Il volume di crosta terrestre che ha subito un abbassamento era almeno 7 volte maggiore di quello sollevato.

Christian Bignami, ricercatore Ingv, in un comunicato ha dichiarato: “Attraverso l’uso di dati geodetici e tecniche interferometriche satellitari applicate a immagini radar InSAR (Interferometric Synthetic Aperture Radar) sono state acquisite immagini che hanno permesso l’esatta misurazione dei volumi di roccia mobilizzati durante il terremoto di Amatrice – Norcia”.

Da ormai quasi 20 anni i satelliti per l’osservazione della Terra rappresentano un valido aiuto nello studio degli eventi sismici. I più utilizzati sono quelli equipaggiati con sensori radar, come il SAR, che permettono di ottenere delle misurazioni precise delle deformazioni della superficie terrestre indotte dai terremoti.

Applicando una particolare tecnica di elaborazione del segnale, l’Interferometria SAR (InSAR), è possibile analizzare e misurare i movimenti del suolo, come spiegano Bignami ed Emanuela Valerio: “L’interferometria SAR ha permesso di estrarre l’informazione circa la distanza che ciascun punto (il pixel delle immagini) al suolo ha rispetto al SAR, consentendo quindi la misura delle variazioni avvenute nell’area ‘fotografata’ dal satellite a seguito del terremoto. È stato così possibile calcolare gli abbassamenti e sollevamenti del suolo, e i relativi volumi di roccia mobilitati dagli eventi sismici avvenuti il 24 agosto 2016 di magnitudo 6 e il 30 ottobre 2016 di magnitudo 6.5”.

Questi risultati sollevano in interrogativo non da poco: dove va a finire la massa crostale in eccesso? Il modello elaborato dai ricercatori prevede che nella fase preparatoria del terremoti, che può durare anche centinaia di anni, si formino nei primi 10-15 chilometri della crosta alcune migliaia di microfratture legate all’estensione in corso lungo la catena appenninica, che creano quindi una dilazione del volume. Una volta raggiunto uno stato limite in cui non è più in grado di sostenere il peso delle rocce sovrastanti, il volume dilatato collassa accogliendo anche il volume in eccesso che si abbassa durante il terremoto, come una grande fisarmonica che viene aperta lentamente per poi essere richiusa rapidamente.

Carlo Doglioni, presidente dell’Ingv, ha sottolineato come questi dati siano fondamentali per comprendere le trasformazioni di un terreno durante un terremoto: “In particolare, grazie a questi dati è stato valutato il rapporto tra volume di roccia in subsidenza e volume in sollevamento, gettando nuova luce e conferme sul ruolo della forza di gravità nei terremoti relativi a faglie estensionali. Prossimo obiettivo è la caccia ai volumi crostali in cui lungo l’Appennino vi siano zone dilatate, prone a generare un futuro evento sismico”.

Fonte Nature