Tomba di Tutankhamon restaurata: riaperta al pubblico dopo 10 anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 gennaio 2019 6:30 | Ultimo aggiornamento: 24 gennaio 2019 21:02
Tutankhamon, tomba restaurata riapre dopo 10 anni

Tomba di Tutankhamon restaurata: riaperta al pubblico dopo 10 anni

ROMA – Dopo un restauro durato dieci anni, la tomba di Tutankhamon è stata riaperta al pubblico. Gli archeologi hanno accuratamente pulito gli affreschi ma hanno deciso di lasciare una serie di strane e misteriose “macchie scure” presenti già nel 1922 quando l’archeologo Howard Carter aprì la tomba per la prima volta. 

Si pensava che le macchie scure della tomba potessero aumentare di dimensioni ma ricercatori hanno analizzato le fotografie della metà degli anni ’20 e scoperto che erano inalterate. Per confermare il risultato, hanno eseguito l’analisi del DNA e chimiche ed è emerso che le macchie sono di origine microbiologica ma non rappresentano più una minaccia; non sono state rimosse poiché ciò avrebbe danneggiato gli affreschi. 
Quando nel 1922 la tomba fu scoperta dall’archeologo Howard Carter, con il finanziamento di Lord Carnarvon, l’attenzione dei media fu senza precedenti. 

Carter scoprì cinque stanze: il corredo funebre del faraone si rivelò così ricco e l’archeologo fu così preciso nella catalogazione che soltanto il 10 novembre 1930, otto anni dopo la scoperta, l’ultimo oggetto fu asportato dalla tomba. Gli oggetti catalogati furono più di cinquemila: dalle statue d’oro alla cassa decorata in avorio che conteneva i canopi con all’interno gli organi estratti dal faraone. 

Quest’ultimo restauro è stato eseguito nel timore che la tomba fosse rimasta danneggiata dal gran numero di visite turistiche da tutto il mondo, scrive il Daily Mail. La tomba ancora ospita una manciata di oggetti originali, tra cui la mummia di Tutankhamon (esposta in una custodia priva di ossigeno), il sarcofago in quarzite con il coperchio di granito sul pavimento, la bara esterna in legno dorata e gli affreschi della camera funeraria che descrive la vita e la morte di Tut. 

“La conservazione e la preservazione sono importanti per il futuro, questa grande civiltà deve vivere per sempre”, ha affermato l’egittologo Zahi Hawass, che ha avviato il progetto con il Getty Conservation Institute. Una delle più grandi preoccupazioni erano i giganteschi dipinti sulle pareti della tomba: l’umidità e l’anidride carbonica generate dai turisti favoriscono la crescita microbiologica e possono stressare i dipinti quando nell’aria oscilla la quantità di vapore acqueo, scrive il Daily Mail. 

Un altro problema nella tomba erano i danni ai dipinti, ovvero graffi e abrasioni nelle aree in cui hanno accesso i visitatori e danni involontari probabilmente provocati dalle attrezzature delle troupe cinematografiche che lavorano negli spazi ristretti della camera. Anche la polvere introdotta da scarpe e abiti dei molti visitatori si era depositata ovunque, creando un velo grigio sulle superfici irregolari delle pareti. Ciò ha oscurato la luminosità dei dipinti e accresciuto la necessità di pulire ma con il conseguente rischio di ulteriore perdita di vernice.

Il restauro è stato condotto da un team di esperti: un egittologo per condurre ricerche di base; ingegneri ambientali per investigare le condizioni microclimatiche della tomba; microbiologi per studiare le macchie scure; specialisti di documentazione, architetti e progettisti per aggiornare l’infrastruttura della tomba; scienziati per studiare i materiali originali degli affreschi.