Usa, un virus informatico sfuggito e finito nelle mani dei gangster dell’Est?

Pubblicato il 6 agosto 2012 13:31 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2012 13:32

virus informaticoWASHINGTON – Un virus informatico ideato dagli Usa per neutralizzare i computer iraniani, sfuggito al controllo e finito nelle mani dei gangster dell’Est. Questi ultimi pronti ad utilizzarlo contro le centrali nucleari. Un piano sventato ma che potrebbe tornare a colpire da un momento all’altro, palesando scenari avveniristici di spystory e cyberguerre internazionali. Contro il virus informatico perduto si sono scagliati anche i russi “buoni”, quelli ingaggiati da Eugene Karspersky, diplomato all’accademia di criptologia del Kgb, che da anni va a caccia di “mostri elettronici”, seguendone le tracce come un segugio, e poi provando a stopparli con software di sicurezza che piazza in tutto il mondo.

Guido Olimpio sul Corriere della Sera riassume brevemente le tappe di una guerra cominciata nel 2009: “In quell’anno la Casa Bianca rilancia un progetto ideato da George Bush. Lo hanno battezzato Olympic Games. Prevede di sabotare gli impianti nucleari iraniani introducendo un virus. Un “vermetto” che va in cerca di una scatoletta, la Plc. Sigla che indica il sistema di controllo delle centrifughe necessarie all’arricchimento dell’uranio. Piano scaltro che – secondo fonti diverse – trova però uno sbocco solo dopo l’intervento degli israeliani dell’Unità 8200. Sarebbero loro a creare la prima «bestia», lo Stuxnet. Lo testano con gli americani su vecchie centrifughe ottenute dalla Libia, poi lo liberano. E il virus infetta gli impianti di Natanz. Solo che non si ferma e si diffonde pericolosamente.

Ma, prosegue Olimpio, quando gli Usa se ne accorgono, alla Casa Bianca non la prendono troppo bene. “Barack Obama convoca i capi dell’intelligence e chiede: «Dobbiamo fermarci?». No, nessuno si ferma. Perché il virus – che intanto è stato scoperto – ha dei nuovi concorrenti. Se non possiamo bombardare l’Iran – è la scelta – allora colpiamolo con la guerra segreta via computer. E gli effetti si vedono. Dopo Stuxnet, nel 2011 arriva «Duqu». Nel maggio di quest’anno è «Flame» a contagiare. E a giugno «Mahdi».

Insomma, come gli iraniani trovano l’antidoto, gli avversari escogitano un altro malanno. E così via in una complessa guerra che tira in ballo anche  i cinesi in un tortuoso gioco contro gli ayatollah.

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