Vermi congelati nel ghiaccio siberiano “resuscitano” 42mila anni dopo in laboratorio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 agosto 2018 9:31 | Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2018 9:31
Vermi congelati nel ghiaccio siberiano "resuscitano" 42mila anni dopo in laboratorio

Vermi congelati nel ghiaccio siberiano “resuscitano” 42mila anni dopo in laboratorio

ROMA – Dopo un sonno di 42mila anni si sono risvegliati due vermi della famiglia dei nematodi conservati nel ghiaccio del permafrost siberiano. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Sono tornati a muoversi e a mangiare, una “resurrezione” che apre orizzonti straordinari per il futuro della criobiologia. I due organismi più antichi del mondo vivevano a decine di metri di profondità dove dormivano congelati dall’età del Pleistocene prima di tornare a nuova vita in un laboratorio.

Suscitatori del miracolo biologico ricercatori di un team dell’università statale di Mosca, della stazione biologica del Mar Bianco e del Dipartimento di geoscienze dell’università di Princeton. Avevano individuato e raccolto circa trecento di questi vermi grandi poco più di un millimetro. Il loro ambientamento fuori dall’intrappolamento glaciale è stato progressivo: passati da celle sempre meno fredde fino ad arrivare ad una temperatura costante di 20°, quando sono stati disposti sulla piastra di Petri con un nutriente, due di loro hanno ripreso a vivere.

In realtà i due vermi hanno biografie diverse, sebbene entrambi siano esemplari femmine. Uno, un Panagrolaimus detritophagus, è stato prelevato in un campione raccolto da una tana di scoiattolo vicino al fiume Alazeya, a nord est della Yakutia, età stimata di soggiorno nel permafrost 32mila anni. L’altro, un Plectus parvus, viene dal ghiaccio del fiume Kolyma, nella Siberia nord orientale, età stimata 41mila 700 ani.

La scoperta, dicevamo, è clamorosa perché finora fenomeni di questo tipo hanno riguardato solo virus e batteri. Resta da verificare con ancora più precisione se gli esemplari resuscitati non siano stati “contaminati da organismi contemporanei”.