Virus mortali come fossili: milioni di anni fa nell’uomo, ora lo proteggono

Pubblicato il 4 agosto 2010 13:17 | Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2010 13:17

Un tempo mortali, ora utili. I virus mortali come quello dell’Ebola, responsabile della febbre emorragica di Marburg, era in noi e anzi sono stati legati per milioni di anni al genoma di alcuni mammiferi tra cui l’uomo.

In pratica a differenza dei retrovirus, questi secondo la nuova scoperta, quando si replicano non inseriscono il proprio materiale genetico nel genoma dell’ospite. Il team di studiosi ha messo a paragone 5666 geni virali di tutte le famiglie non retrovirali note con genomi a singolo filamento con i genomi di 48 specie di vertebrati, incluso l’uomo, scoprendo 80 diverse integrazioni di sequenze virali che derivavano da antichi “parenti” delle famiglie virus di Ebola/Marburg e quella dei Bornavirus.

La direttrice dello studio Anna Marie Skalka ha commentato: “E’ stata una sorpresa. La scoperta ci dice che la fonte del nostro materiale genetico è molto più ampia di quanto si pensasse”.

“Si tratta di virus a RNA che replicano il proprio RNA ma che a quanto si sa non producono mai DNA. Di fatto non si conoscono i meccanismi con cui possono integrare il loro materiale genetico nel DNA dell’ospite. Tanto più che alcuni di essi non entrano neppure nel nucleo della cellula quando si replicano.”

“In un certo senso, si potrebbe è pensare a queste integrazioni come a una sorta di veccinazione genomica”, ha detto la Skalka.