Volto di Avgi: la ricostruzione 3D della donna vissuta 9mila anni fa

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 26 gennaio 2018 12:14 | Ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2018 12:16
Avgi, ricostruito in 3D il volto della donna greca vissuta 9mila anni fa

Avgi, ricostruito in 3D il volto della donna greca vissuta 9mila anni fa

ROMA – Il volto di una giovane donna greca di 9mila anni fa è stato ricostruito grazie alle nuove tecnologie 3D da un gruppo di medici e archeologi dell’Università di Atene. Zigomi sporgenti, folte sopracciglia e una fossetta sul mento. Questo il viso di Avgi, che significa Alba, un nome scelto perché vissuta alla fine del Mesolitico, circa nel 7000 a. C., periodo considerato l’alba della civilizzazione.

Gli scienziati sono stati impegnati in una sfida affatto semplice. Il team che ha lavorato alla ricostruzione in 3D del volto di Avgi ha compreso esperti di endocrinologia, ortopedia, neurologia, patologia e radiologia. Il lavoro è stato coordinato dall’ortodontista Manolis Papagrigorakis, che ha scoperto come i resti analizzati appartenessero ad una donna tra i 15 e i 18 anni. Oltre ai medici, lo staff della ricostruzione si è avvalso dell’aiuto di un archeologo e scultore svedese esperto nel campo, Oscars Nilsson.

Partendo dal cranio rinvenuto nel 1993 nelle cave di Theopetra, in Grecia, gli scienziati hanno eseguito una Tac e l’hanno utilizzata per stampare in 3D una sua replica con le esatte misurazioni. Proprio sulla copia sono stati incollati i ganci che hanno permesso di riprodurre lo spessore della carne nei diversi punti anatomici del viso, permettendo così di visualizzare, muscolo dopo muscolo, i tratti somatici di Avgi. Il colore degli occhi e della pelle, invece, sono stati dedotti dai tratti comuni delle popolazioni che vivevano e vivono nella regione dove il cranio è stato trovato.

Lo stesso team aveva riportato alla luce nel 2010 il volto di una bambina di 11 anni, chiamata Myrtis, e vissuta ad Atene nel 430 a. C., notando che nei 7mila anni che le separano i tratti delle popolazioni in quelle regioni sembravano essersi ammorbiditi. Nilsson ha spiegato a Sarah Gibbens di National Geographic:

“Avgi ha un cranio e tratti molto particolari, non specificamente femminili. Myrtis, ancora una bambina, non differisce affatto nell’aspetto da come siamo noi oggi. Avendo ricostruito i volti di molti uomini e donne dell’Età della Pietra penso che alcuni tratti facciali siano tesi a sparire o ad ammorbidirsi con il tempo. In generale oggi, sia uomini che donne, appariamo tutti meno mascolini”.

 

 

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