Scienza e Tecnologia

Yeti, l’abominevole uomo delle nevi non esiste: è un orso, dice il Dna

yeti-non-esiste-orso

L’abominevole uomo delle nevi non esiste: lo Yeti è un comune orso himalayano

ROMA – Yeti, l’abominevole uomo delle nevi non esiste: è un orso, dice il Dna. Quel misterioso essere avvistato nelle propaggini più remote delle montagne himalayane non è lo Yeti, l’abominevole uomo delle nevi del mito (più cinematografico che etologico).

Si tratta in realtà di un comune plantigrado, un orso, magari non esattamente innocuo, ma comunque un orso. Le prove con il Dna da qualche anno andavano accumulandosi (Reinhold Messner lo sostiene da anni), in questi giorni è arrivato però il timbro autorevole della Royal Society britannica.

Esaminando il Dna delle tracce biologiche lasciate dalla misteriosa creatura, i ricercatori hanno potuto stabilire che dove si era favoleggiata l’esistenza di un mostro (un ibrido con l’uomo, poi un ibrido tra orso polare e orso bruno) si erano palesati invece un orso nero asiatico, un marrone tibetano e un marrone himalayano. Tre razze di plantigradi, appunto, inquilini normali di questo ecosistema.

Nel luglio 2014 Bryan Sykes e i suoi colleghi dell’università di Oxford avevano alimentato le fantasie di complottisti e amanti della leggenda dello Yeti sostenendo che, dopo aver analizzato 57 peli “sospetti” inviati da tutto il mondo, due di questi campioni potessero appartenere ad una specie di orso sconosciuta, che combaciava col Dna di un orso polare preistorico ricavato da un fossile di 40.000 anni fa. Si immaginava, insomma, una sorta di ‘ibrido’ tra l’orso bruno e quello polare.

“Tutti questi elementi analizzati con la prova del Dna sono in realtà i resti di 23 diversi orsi locali”, hanno concluso invece i ricercatori della Royal Society. Fine della leggenda con, curiosamente, gli esecutori testamentari coincidenti con i precursori della sua diffusione.

Nel suo diario il tenente colonnello dell’esercito britannico Charles Howard-Bury, membro della Royal Geographical Society, raccontò nel 1921 di aver scoperto nelle neve “le tracce di un uomo scalzo”. Gli sherpa con lui gli dissero che appartenevano al cosiddetto “metoh-kangi”, o “uomo-orso delle nevi”. (La Repubblica.it)

To Top