“E’ il mio vero padre”: a 75 anni fa causa a un centenario

Pubblicato il 6 Gennaio 2011 21:14 | Ultimo aggiornamento: 6 Gennaio 2011 21:23

A 75 anni ha voluto togliersi il dubbio di una vita e sapere una volta per tutte se quell’uomo che per decenni l’ha trattata come una figlia, fosse realmente il vero padre.

Protagonista una reggiana, la cui vicenda è finita davanti a un giudice: ma se l’esame del Dna eseguito su entrambi le ha dato praticamente ragione, la questione non è ancora chiusa. Infatti, per i legali del presunto genitore, oggi quasi centenario e ricoverato in una struttura ospedaliera, quel test non è stato eseguito secondo le regole e andrebbe, di conseguenza, invalidato. La querelle giudiziaria è iniziata a settembre 2009 quando è partita la causa di riconoscimento verso l’uomo, che da circa due anni è rimasto vedovo.

Il rapporto tra i due, però, è  molto più antico e risale a prima della guerra: secondo la versione della donna, a inizio anni ’30 sarebbe nata una relazione sentimentale con la madre, mentre lui lavorava come operaio lontano da casa lungo il torrente Cervarolo. Allora ventenne, l’uomo era però fidanzato con un’altra persona da cui tornò e che poi sposò negli anni successivi. Tuttavia, il rapporto con la figlia non si sarebbe interrotto tanto che spesso questa era ospite in casa del presunto padre e aveva sviluppato un forte legame di amicizia con lo zio e la nonna. E proprio su questo insisterà l’avvocato della donna Vainer Burani nell’udienza del 29 aprile, che dovrebbe dirimere una volta per tutte la questione.

Testimoni di allora saranno chiamati a confermare il rapporto stretto tra i due, compreso il corposo regalo di nozze che l’uomo avrebbe fatto nel giorno del matrimonio, nel 1964. Non solo: dopo la morte della moglie, sarebbe stato proprio lui stesso a manifestare la voglia di riconoscere, finalmente, quella paternita’ avuta clandestinamente oltre 70 anni prima. Ma la controparte punta a disinnescare direttamente la prova chiave, quei quattro tamponi faringei che, grazie all’esame della saliva di entrambi, definiscono altissima la probabilita’ di un rapporto di parentela. Secondo i legali Domenico Noris Bucchi e Walter Azzolini, infatti, il sistema di acquisizione della prova scelto dal perito del Tribunale non sarebbe corretto, in particolare per quanto riguarda gli accorgimenti necessari alla richiesta del consenso dell’uomo.