L’Antitrust blocca la “bevanda che cura l’Alzheimer”: la rete dei venditori di Xango è ingannevole

Pubblicato il 3 Gennaio 2011 13:37 | Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio 2011 13:37

Si chiama Xango e viene venduta su internet con una sorta di catena di Sant’Antonio come una bevanda miracolosa che cura dalla cervicale ai tumori. L’Antitrust, con decisione del 15 dicembre, ha intimato alla Xango Italy srl di Milano, che importa il marchio americano made in Utah, di “sospendere ogni attività di reclutamento e registrazione di nuovi incaricati” e di utilizzare solo materiale promozionale “privo di alcun riferimento alle proprietà salutistiche del prodotto”.

Insomma, all’Autorità di garanzia della concorrenza non va bene sia il fatto che la bevanda sia venduta (a prezzo d’oro) come una medicina miracolosa, né tantomeno che venga venduta attraverso una catena di Sant’Antonio. E che quindi il guadagno non derivi tanto dalla vendita del prodotto, quanto piuttosto dalla creazione di un’organizzazione di acquisto.

Ma vediamo di che si tratta. La bevanda in questione è composta da mangostano (un frutto esotico delle isole Sonda e Molucche) spremuta di pera, mela, uva, mirtillo, lampone, fragola, ciliegia e cranberry. Un centrifugato di frutta, direte voi. Sì ma venduto come fosse l’elisir di lunga vita a un prezzo vertiginoso: 130 euro ogni quattro bottigliette, quindi una media di 30 euro ciascuna. E perché? Perché chi la vende giura che questa bevanda possa curare ben 44 patologie, anche le più gravi. Si legge sul sito italiano dello Xango: “E’ buono come antibiotico, antiallergico, antiinfiammatorio, antivirale, utile contro osteoporosi, psoriasi, dolori mestruali, diabete, eczemi, morbo di Parkinson e Alzheimer”. Peccato che diversi medici sono pronti a giurare che queste proprietà sono impossibili da trovare in una bevanda.

Non solo. Nel mirino dell’Antistrust è finito anche il modo di vendere lo Xango. La tecnica è sempre la stessa: per diventare venditori ci si iscrive sul web e si compre il “kit del venditore” a 34 euro. Poi ci si impegna a comprare ogni mese 4 bottigliette di Xango e poi, quando si fa “carriera”, il doppio ogni mese: quindi 8 bottigliette per un ammontare di 230 euro. Chi sale nella piramide dei venditori spende di più ma guadagna anche di più: fino a 50 mila euro. Il punto però è uno: l’obiettivo non è vendere le bevande, ma reclutare nuovi venditori. Quindi il guadagno è fittizio: non si guadagna vendendo, ma, come scrive l’Antitrust, “creando una organizzazione di acquisto”. Ovvero una catena di Sant’Antonio.