Arrivano le nuove ‘specie’ di pesci-robot: studieranno l’ambiente e saranno usati in medicina

Pubblicato il 16 Marzo 2011 15:01 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2011 15:46

ROMA – Un pesce ‘antichissimo’ e un ”polpo-giardiniere”, e poi banchi di pesci che si muovono insieme: sono ‘nuove specie’ molto particolari, sono robot e potrebbero presto andare a scrutare le acque, i fondali, o in acquario a interagire coi pesci veri. Un assaggio di quest’ondata di pesci robotici c’è stata oggi in piazza del Campidoglio dove, in occasione della fiera di robotica Romecup, è stato allestito un acquario realizzato da Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Campus Bio Medico di Roma e Mediterraneum, l’Acquario di Roma.

Nell’acquario c’è la Lampedra, del Sant’Anna, sviluppata per studiare i meccanismi neurali alla base della locomozione degli animali. Morbida come un’anguilla, spiega Paolo Dario del Sant’Anna, sarà anche usata per spedizioni subacquee, per ricerche sull’inquinamento ambientale o per studiare i pesci veri. Sempre dal Sant’Anna arriva Octopus, il progetto di un robot-polpo di cui per ora sono stati realizzati i flessuosi tentacoli con flessibilità enorme: ”Octopus – spiega Dario – sarà usato in molti ambiti; abbiamo un progetto per adottarlo in medicina, per la chirurgia dolce o per fare biopsie ed endoscopie, data la sua flessuosità”. Ma Octopus potrebbe anche divenire un polpo-giardiniere che estirpa dai fondali alghe infestanti come un giardiniere fa con la gramigna.

Dal Campus biomedico di Roma arriva invece il ”pesce-cernia”, con l’obiettivo ambizioso di usarlo per studiare il comportamento de pesci sia in acquario, spiega Eugenio Guglielmelli, capo del laboratorio di robotica biomedicale, sia in mare aperto, inserendolo come ‘pesce-spia’ in banchi di pesci veri. Questi prototipi, conclude Dario, sono la dimostrazione di quanto la robotica sia di aiuto all’uomo: ”Il disastro ambientale nel golfo del Messico è stato arginato da un robot che ha tappato la falla nella piattaforma petrolifera; se avessimo dei robot altrettanto performanti si potrebbe operare nelle centrali nucleari danneggiate dal terremoto giapponese”.