Roma, Atac senza pace: dopo “parentopoli” si dimettono i vertici

Pubblicato il 15 Aprile 2011 1:03 | Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2011 1:04

ROMA, 14 APR – Non c’è pace al vertice dell’Atac. Dopo lo scandalo della ‘parentopoli’, un nuovo terremoto travolge l’azienda del trasporto pubblico di Roma. Si dimettono in un solo giorno presidente e amministratore delegato, Luigi Legnani e Maurizio Basile. Una decisione che spiazza il Campidoglio, avvertito soltanto a cose fatte. ”C’e’ stato grande stupore”, ammette il sindaco Gianni Alemanno, che pero’ aggiunge: ”Non c’e’ problema, fronteggeremo la situazione”.

La decisione diventa di pubblico dominio nel pomeriggio. E fa gran rumore, perche’ Basile, ‘risanatore di lungo corso’, era il manager chiamato a ottobre 2010 da Alemanno, di cui era capo di gabinetto, a prendere il posto dell’ad Adalberto Bertucci per risanare le disastrate casse di Atac. Dopo neanche sei mesi, parecchio tribolati per l’esplodere alla fine di novembre dello scandalo ‘parentopoli’ nelle assunzioni in azienda, ecco pero’ la decisione di lasciare. Dettata da ultimo anche dal rifiuto del sindaco di aumentare il biglietto di autobus e tram, una misura che sarebbe stata impopolare per l’amministrazione, ma a parere dell’ad indispensabile per sanare i conti. Il gesto matura nel corso del Cda dell’azienda, che conta ben tre abbandoni. La riunione si apre infatti con l’annuncio delle dimissioni del presidente del collegio dei sindaci, Massimo Tezzon, per incompatibilità con altri incarichi da lui coperti. Subito dopo prende la parola il presidente del cda Legnani, che elenca tre ragioni, ben diverse, alla base del suo addio. La prima verte attorno al piano industriale 2011-2015 per il risanamento dell’azienda, approvato il 25 febbraio. Dal Comune il presidente lamenta di non aver avuto risposte al riguardo, neanche nell’assemblea straordinaria del 4 marzo. Di qui la richiesta al Campidoglio di verificare ”la piena condivisione dei contenuti del Piano e delle azioni da intraprendere per la sua efficace attuazione”. A ciò Legnani aggiunge di aver avuto notizia di accordi sindacali conclusi in Campidoglio, all’insaputa dei vertici aziendali.

Così come senza informare l’Atac, l’amministrazione Alemanno ha chiesto alla Corte dei Conti un parere sullo stipendio di Basile. Il parere e’ stato negativo e così oggi il cda ha ratificato il taglio della retribuzione dell’ad da 350 mila a 75 mila euro. Anche per questo le dimissioni di Legnani. Subito dopo, l’annuncio dell’addio di Basile, che si è detto necessitato a farlo anche perché  il presidente è il rappresentante legale dell’azienda. L’abbandono, ad ogni modo, non diventerà effettivo prima del 16 giugno, quando dovra’ essere approvato il bilancio. Un bilancio in cui sarà sancito un buco per il 2010 tra i 130 e 150 milioni di euro (l’anno scorso erano stati oltre 91). Una situazione, dunque, tutt’altro che tranquilla, con la difficoltà a pagare i fornitori e il conseguente rischio di un blocco del servizio. Dovrà dunque correre subito ai ripari, Alemanno. Che ha appreso la notizia delle dimissioni a cose fatte. E non avrebbe poi avuto nessun contatto con i vertici di Atac.

Il Campidoglio, che smentisce la propria inattività sul fronte del piano industriale con una nota degli assessori al Bilancio e alla Mobilita’, Lamanda e Aurigemma, non chiede il ritiro delle dimissioni. ”C’e’ profondo stupore – riassume il sindaco – perche’ il risanamento di Atac e’ in atto. Ma non c’e’ problema: fronteggeremo la situazione”. Il terremoto Atac ”conferma la paralisi politica e le gravi insufficienze della giunta”, attacca il Pd con Vannino Chiti, mentre il Verde Bonelli chiede le dimissioni di Alemanno..