Bozzolo (Mantova), la mensa è un privilegio: bimbi extracomunitari a casa all’ora di pranzo

Pubblicato il 15 Dicembre 2010 6:17 | Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2010 18:20

A Bozzolo, Comune di meno di cinquemila abitanti in provincia di Mantova, diciotto bimbi all’ora della mensa non mangiano con gli altri compagni, ma ritornano a casa. Frequentano la scuola materna dell’Istituto Comprensivo di Bozzolo e appartengono tutti a famiglie di extracomunitari. La preside della scuola d’infanzia è Patrizia Roccoletta: «Con dispiacere, all’inizio dell’anno scolastico ho dovuto autorizzare le diciotto famiglie a portare i figli a casa durante l’ora di pranzo e a riportarli poi a scuola – racconta – è stata l’unica soluzione alla situazione di conflitto che si era venuta a creare fra l’istituto scolastico e l’amministrazione comunale». Le famiglie non potevano pagare i pranzi dei piccoli, quasi 5 euro a pasto, tariffa uguale per tutte le fasce di reddito. «I responsabili della cucina da una parte e gli amministratori comunali dall’altra continuavano a fare pressioni sulla dirigenza scolastica per ricevere il corrispettivo in denaro dei venti buoni mensili».

All’inizio del mese di dicembre la preside partecipa a una seduta comunale durante la quale è chiamata a parlare di diritto allo studio. In quella sede espone la situazione che coinvolge i bambini della scuola materna. «Fino all’anno scorso i servizi sociali riuscivano a pagare alle famiglie al di sotto della soglia di povertà la metà dei buoni mensa. In alcuni casi ci sono state associazioni di Bozzolo che si sono fatte carico dell’intera spesa. Quest’anno la situazione si presentava diversamente, ho dovuto ricorrere ad una soluzione estrema». La risposta dell’amministrazione è arrivata a caldo: «Durante la stessa seduta comunale – aggiunge la preside – sono stata informata del fatto che il Comune ha messo a disposizione dieci buoni al mese per ciascuna delle famiglie disagiate». Per l’amministrazione però erano i genitori che non venivano a prendere i tagliandi.

Patrizia Roccoletta sostiene che, oltre alla scuola, neppure le famiglie siano state debitamente informate, e chiede che si rimedi al più presto. Se i genitori avessero saputo sin da settembre, quantomeno i piccoli avrebbero avuto accesso alla mensa, gratuitamente, per la metà delle volte. «Mangiare con gli altri rappresenta un momento fondamentale per la socialità, e rientra nel percorso di educazione dei bambini», afferma la preside.

«Il ritiro dei buoni è subordinato alla presentazione, da parte delle famiglie, di un documento con il quale attestino di non avere possedimenti nel Paese d’origine – continua Roccoletta – e neppure di questo, che io considero un ulteriore ostacolo, avevamo avuto notizia. Le famiglie non potranno mai presentare in tempi ragionevoli un documento che ha bisogno di essere prima ottenuto all’estero e poi tradotto».

Il sindaco di Bozzolo Anna Compagnoni (Pdl – Lega Nord), ha chiesto di incontrare la dirigente della scuola d’infanzia il 15 dicembre. Il primo cittadino, nei giorni scorsi, ha smorzato i toni delle polemiche dichiarando che «chi risulta davvero in stato di bisogno avrà pacchetti da dieci buoni gratis sui venti necessari in un mese», e che nei casi limite «sarà il Comune a sanare le pendenze». In attesa di parlare con il sindaco, per la preside dell’Istituto la priorità è una sola: «Voglio portare avanti con tutta la mia forza i diritti dei miei bambini».