La procura di Brescia: “Illegittimo arrestare i clandestini”

Pubblicato il 26 Gennaio 2011 17:27 | Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio 2011 19:48

BRESCIA- Il procuratore capo di Brescia, Nicola Pace, ha firmato una circolare, diretta ai magistrati della Procura, in cui considera illegittimo l’arresto degli immigrati per il reato di clandestinità.

Il tema è stato toccato durante la conferenza stampa tenuta oggi in Procura in merito a un’importante operazione della Squadra Mobile della Questura di Brescia che ha arrestato 7 componenti di un’organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di clandestini.

”Devo segnalarvi con molta soddisfazione – ha detto il procuratore in apertura di conferenza – che una direttiva europea in materia d’espatrio, ha praticamente consentito d’azzerare l’operatività di una norma interna nazionale che era quella che sanzionava con una pena molto elevata il soggetto che non ottemperasse all’ordine d’espulsione del Questore. Questa norma in quanto contrastante, contraria, incompatibile con parametri comunitari, ormai si rende inapplicabile. In Procura siamo stati pronti, con una mia direttiva di qualche giorno fa, a recepire questo indirizzo comunitario che fa piazza pulita di ipotesi di reato che erano state formulate sotto spinte legislative molto condizionate da impostazioni ideologiche”. ”Considerato tutto questo – ha aggiunto – spero che l’ attività operativa della nostra polizia giudiziaria da questo momento si rivolga verso situazioni piu’ impegnative”.

Secondo il procuratore, in particolare, non esisterebbero più i presupposti per il reato di clandestinità alla luce della direttiva europea. ”La direttiva – ha spiegato dopo la conferenza – prevede che l’immigrato clandestino debba essere messo in condizione di lasciare il paese volontariamente entro un tempo compreso tra una settimana e un mese. In Italia, sempre alla luce della direttiva, in questo momento c’è un vuoto legislativo. La Procura in ogni caso scarcererà gli immigrati che le forze dell’ordine arresteranno per non aver ottemperato all’ordine del Questore. La direttiva ha dato all’Italia due anni di tempo per adeguarsi ai parametri comunitari e il termine è scaduto il 24 dicembre scorso”.