Il magico mondo di Buffon dove Mussolini è un allenatore esonerato

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 9 Giugno 2011 16:05 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2011 19:28

Gigi Buffon (Lapresse)

ROMA – Nel magico mondo di Gigi Buffon… dove Piazzale Loreto è uno slargo vicino allo stadio e Benito Mussolini un allenatore esonerato e il fascismo un campionato perso nonostante la squadra si fosse impegnata al “centodieci per cento”. Nel magico mondo di Gigi Buffon, dove un titolo di giornale equivale ad una raffica di mitra e dove una dittatura che cade e un popolo che insorge sono un quarto di finale di Champions. Un magico mondo dove si apre la bocca per dargli fiato e si equipara l’inflazionata “gogna mediatica” del 2011 alla pubblica esecuzione e al pubblico ludibrio del Duce del fascismo, Claretta Petacci e dei gerarchi nel 1945 a Milano. Buffon ha confuso, sovrapposto, mischiato quel che evidentemente nella sua testa è confuso, sovrapposto, mischiato. Ma non è solo confusione quella che è uscita dalla sua bocca, purtroppo è pura e ragionata “ideologia”.

Lo schifo e il disprezzo di Buffon per “l’Italia di Piazzale Loreto” sono la somma e il fondersi non casuale di due esplicite idee. La prima: ogni accusa, ogni sospetto, ogni indagine sul “mio” mondo sono in realtà attentato di nemici ed estranei che non si fanno i fatti loro e che lavorano solo a demolire. Mancava solo che Buffon denunciasse la “invidia sociale” che sta dietro e muove l’indagare e il sospettare imbrogli sul calcio e sulle scommesse. Idea del solo Buffon, ricorda lo schifo e il disprezzo per la “invidia sociale”? La seconda: quelli che fecero Piazzale Loreto, quelli che giustiziarono prima e poi esposero in piazza i cadaveri del dittatore e dei suoi gerarchi sono assassini, belve sanguinarie che meritano appunto schifo e ribrezzo. Nella testa di Buffon le due idee convivono fino a fondersi in un’unica frase ed è lecito supporre ciò avvenga non per caso.

Non ha chiesto Buffon garanzie per chi è indagato. Non ha chiesto indagini rapide e rapide condanne o assoluzioni. Lui ha già in testa la verità e la sentenza: gli eventuali colpevoli non sono gli eventuali corrotti o corruttori, una sola “colpa” c’è, chiara ed evidente. Ed è mettere il calcio in piazza, il che secondo Buffon equivale ad “appenderlo”. Indomabile riflesso di corporazione, inconscia ma chilometrica coda di paglia? Un po’, solo un po’: Buffon sa quel che dice, non è stata voce dal sen fuggita. Buffon dice che giornali, televisioni, intercettazioni, magistrati, indagini sono fonte di disordine, di turbamento dell’ordine pubblico e della pubblica rispettabilità. Pensandola così è perfino naturale che gli venga in mente come argomento e invettiva lo scandalo sommo, la massima sovversione e  turbamento, il peccato originale di questo grande e irrispettoso casino: Piazzale Loreto. Libero Buffon di pensarlo e di dirlo, meno liberi noi tutti di far finta si tratti di un parlare di sport.