Call Center: 16 mila posti a rischio nel 2010, allarme soprattutto al Sud

Pubblicato il 29 Giugno 2010 17:34 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2010 17:58

Per tanti giovani e’ forse la strada piu’ rapida per entrare nel mondo del lavoro, ma molti la troveranno presto sbarrata. Il settore dei call center in outosurcing, vale a dire quelli che svolgono l’attivita’ per aziende terze, e’ da tempo in crisi e i posti di lavoro a rischio nel 2010 sono 15-16mila, ovvero il 20% degli 80mila addetti a tempo indeterminato. L’allarme è della Slc-Cgil, che in occasione dell’assemblea nazionale dei quadri e delegati del settore ha diffuso una mappa dettagliata della situazione, invocando ”un patto tra produttori per il rilancio”.

La fotografia scattata dall’organizzazione sindacale offre uno sguardo d’insieme e mette nero su bianco le conseguenze delle crisi di aziende come Phonemedia, Voicity, Omnia Network e di mille altre realtà locali che non reggono più. Si tratta di una situazione in cui praticamente nessuna regione si salva, ma nella quale è il Sud (il 73% del personale è concentrato nelle regioni meridionali e insulari) a soffrire di più, con oltre 14mila persone dal futuro incerto. Basti pensare a quanto accade in Sicilia, che ha già pagato con centinaia di licenziamenti e dove il futuro è sempre più fosco: bisognerà infatti verificare, spiega la Slc-Cgil, ”la situazione della Alicos (gruppo Almaviva) e di 4you. Qui il calo dei volumi delle commesse Alitalia, Wind ed Enel, dovuto anche a una politica di delocalizzazione delle attivita’ all’estero, mette a rischio 5.500 posti di lavoro”.

Situazioni particolarmente difficili, anche per numero di lavoratori coinvolti, sono anche quelle della Calabria (in totale 3.300 posti a rischio), del Piemonte (1.200 in cig e 800 posti che traballano) e della Lombardia (1.150 in cig, 1.950 a rischio tra Milano, Brescia e Bergamo). Il settore, dove il costo del lavoro e’ tra i piu’ bassi del privato (-18% rispetto al totale del terziario) e in cui il 70% degli addetti ha meno di 40 anni e il 68% e’ di sesso femminile, secondo la Cgil risente della crisi generale, ma anche di problematiche specifiche tra cui un rapporto squilibrato con le grandi aziende committenti, il venir meno di alcuni incentivi e l’assenza di una politica industriale per l’intera filiera delle tlc.

E’ quindi ”urgente” un intervento legislativo per sostenere l’urto della crisi, escludendo misure come quella dell’azzeramento dell’Irap nelle regioni del Sud prevista dalla manovra (che potrebbe rivelarsi un cavallo di Troia per lo sbarco di nuovi ‘avventurieri’) e coinvolgere Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Governo e Confindustria in un ”patto tra produttori per il rilancio dei call center”: l’obiettivo è risolvere alcuni problemi storici come i ricatti occupazionali, il rischio del ritorno al precariato, la guerra tra poveri, l’imprenditoria pirata, il non rispetto delle leggi e del contratto nazionale.

Ecco una scheda che fotografa la crisi occupazionale dei call center in Italia, regione per regione, secondo la mappa diffusa dalla Slc-Cgil.

PIEMONTE: ci sono 1.200 persone in cig tra Novara, Torino, Trino Vercellese e Biella, mentre altri 800 posti sono a rischio nelle aree di Torino e Ivrea.

LOMBARDIA: 1.150 lavoratori in cig in deroga a zero ore fra Milano e Monza. Circa 350 contratti a tempo 350 contratti a tempo determinato non sono stati rinnovati per la crisi di Voicity Holding e del calo di volumi registrato da Almaviva. Ulteriori 1950 posti sono a forte rischio in provincia di Milano (Telecontacto, Media Call), nel bresciano e nel bergamasco.

LIGURIA: circa 1000 posti a rischio (Call&Call, Argos, ecc.) fra Genova e La Spezia dovuti a rinnovi di commessa in forse, a cui occorre aggiungere la contrazione gia’ registrata a La Spezia in Comdata (circa 200 unita’), azienda che permane in forti difficolta’ finanziarie.

TOSCANA: la crisi della Answers di Pistoia e’ stata solo in parte risolta: ci sono ancora 360 persone in cig per le quali non e’ certo il reintegro totale in tempi brevi. Lavoratori in cigs sono presenti a Pisa, Arezzo e nella provincia fiorentina (per un totale di posti a rischio di circa 450 unita’).

LAZIO: 265 procedure di licenziamento in corso (65 a Kronos a Pomezia, il resto dichiarate da Teleperformance a Roma, oggi in contratto di solidarieta’). Altri 250 posti di Omnia Network sono a forte rischio se non si chiarisce la vicenda della commessa Inps\Inail, ad oggi di fatto ancora non assegnata. A rischio anche i volumi di E-Care a Roma (per circa 300 addetti).

ABRUZZO: procedura di licenziamento per circa 300 lavoratori da parte della Transcom SpA. Crisi in parte superata grazie ad accordo con la E-Care SpA, ad oggi vi sono ancora 75 lavoratori della Transcom in cig che rischiano di non rientrare nel circuito produttivo se non si sblocca l’assegnazione della commessa Inps\Inail. In crisi occupazionale l’azienda 3G di Sulmona (400 operatori) e altre aziende minori in provincia di Pescara (180 addetti).

SICILIA: a Trapani 650 persone coinvolte dal tracollo di Phonemedia, a Palermo 100 lavoratori licenziati da Omnia Network e 130 dipendenti in mobilita’ tra Catania e Agrigento. Sempre su Palermo, nel secondo semestre del 2010, bisognera’ verificare la situazione della Alicos (gruppo Almaviva) e di 4You, dove ”il calo dei volumi delle commesse Alitalia, Wind ed Enel dovuto anche a una politica di delocalizzazione delle attivita’ all’estero, mette a rischio circa 5.500 posti di lavoro”. Inoltre a Catania, oltre alla crisi di Ratio Consulta (150 lavoratori in Cigs), si registrano possibili difficolta’ per le strutture operanti presso Mister Bianco (circa 900 addetti).

CALABRIA: fra Catanzaro e Vibo Valentia sono gia’ andati persi 2.500 posti a seguito della crisi Phonemedia. Altri 700 posti sono a forte rischio a causa della crisi di aziende minori: possibili difficolta’ dovute alla commessa di H3g si annunciano per un centinaio di dipendenti in cigs di Datel Telic.

PUGLIA: si contano gia’ 500 lavoratori in cig in deroga a zero ore a causa delle crisi Phonemedia e Voicity, mentre gia’ dichiarati sono 650 licenziamenti alla Teleperformance di Taranto e difficolta’ per altri 550 addetti si profilano fra le province di Lecce e Foggia.

SARDEGNA: la crisi si concentra a Cagliari: 450 lavoratori di Video On Line2 sono senza stipendio da diversi mesi e altre due aziende hanno dichiarato uno stato di crisi che coinvolge altre 190 persone.

CAMPANIA: 300 posti sono sfumati per la crisi di Voicity e difficolta’ si profilano per 680 persone nel casertano e per 285 a Salerno.