Campania: “Non lavoriamo per meno di 50 euro”, gli immigrati sfidano il caporalato

Pubblicato il 8 Ottobre 2010 - 12:00 OLTRE 6 MESI FA

Immigrati contro i caporali, lavoratori alla giornata contro i padroni. Oggi, venerdì 8 ottobre, i lavoratori alla giornata per la prima volta in Italia scendono in piazza per scioperare. Centinaia di immigrati, per la maggior parte appartenenti alle comunità ghanesi e nigeriane che vivono tra le province di Napoli e Caserta da questa mattina stanno attuando una singolare forma di protesta per dire no alle condizioni di sfruttamento del lavoro.

Si sono ritrovati all’alba proprio un quelle rotonde dove ogni mattina vengono “ingaggiati” dai caporali, tutti a braccia conserte con il cartello: “Noi non lavoriamo per meno di 50 euro al giorno”. Sedici, in tutto, le rotonde occupate dai lavoratori extracomunitari, tra Caserta e Napoli. A quanti passano con le auto gli stranieri spiegano le ragioni della loro protesta lasciando un volantino con il titolo ‘Siamo uomini o caporali?’ Ribadendo che si tratta di una manifestazione pacifica per ”una migliore condizione di lavoro per tutti non solo per gli immigrati”.

”Sarà una protesta contro lo sfruttamento e per la regolarizzazione, senza la quale è difficile far rispettare i propri diritti” affermano in un documento gli organizzatori della protesta. ”Con la crisi – spiegano – le paghe reali scendono sotto i 25 euro per una giornata di lavoro pesante che dura dodici ore”.

Le rotonde stradali dove avviene la protesta sono a Licola, Pianura, Quarto, Villa Literno, Baia Verde, Giugliano, Qualiano, Afragola, Arzano ed anche in zone come Casal di Principe ed il quartiere periferico napoletano di Scampia dove la camorra utilizza gli extracomunitari offrendo loro paghe da fame.

”Con questa prima e storica iniziativa – si legge nel documento – tantissimi lavoratori vogliono ricordare alle istituzioni locali e nazionali che il lavoro migrante in questi territori non e’ solo quello di ‘colf e badanti’ (rispetto alle quali si e’ ristretta l’ultima sanatoria) e che solo un’ipocrisia interessata spinge a non vedere le tantissime persone che si ammazzano di fatica mentre contribuiscono alla fragile economia di questa regione”.

La storia. Joseph, ghanese, 39 anni, da nove in Italia è uno degli immigrati che questa mattina ha aderito allo sciopero per chiedere una retribuzione più adeguata. Sposato, con due figli, anche se abita un una modestissima abitazione alla periferia di Villa Literno (Caserta), con una retribuzione che oscilla tra i 25 ed i 30 euro al giorno non riesce piu’ a sbarcare il lunario. Joseph fa di tutto: il bracciante in estate nei poderi della zona raccogliendo frutta e ortaggi per 12 ore al giorno, il manovale, il facchino ed il giardiniere ma il suo sogno è quello di non ”essere più trattato come uno schiavo”.

”Di certo se uno si adatta – dice in un italiano stentato – la fatica non manca ma pur lavorando 30 giorni al mese e’ difficile vivere con al massimo 900 euro”. Una cifra con la quale bisogna far fronte all’affitto, al pagamento della luce, del gas e quel poco che resta si spende per il cibo. La storia di Joseph e simile a quella di tanti altri immigrati che vivono in zona. Alcuni hanno detto che alla paga bisogna sottrarre anche dai 3 ai 5 euro per il caporale che provvede a trovare il lavoro e talvolta al trasporto.

”Quello che chiediamo – dice Joseph – e di avere una retribuzione di 50 euro al giorno, quanto viene corrisposto ad un bracciante italiano”. Senza dire che molto spesso per gli stranieri, anche per quelli regolari, l’evasione contributiva e’ totale: cosi’ niente contributi, anche se minimi, che consentono di accedere al sussidio di disoccupazione.