Cassazione: “Inveisce contro il capo? Non può essere licenziato in tronco”

Pubblicato il 23 Aprile 2010 - 20:21 OLTRE 6 MESI FA

Il dipendente inveisce contro il capo proferendo “ingiurie e minacce”? Il datore non può comunque “licenziarlo in tronco” per giusta causa ma per farlo deve seguire le procedure previste dallo Statuto dei lavoratori. Questa la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato il reintegro di un lavoratore abruzzese licenziato da una ditta di ascensori dopo una accesa lite con il capo.

Il proprietario della ditta aveva sostenuto sia in tribunale sia davanti alla Corte d’appello dell’Aquila la legittimità del suo provvedimento perché generato “da ingiurie e minacce rivoltegli dal dipendente, per le quali costui era stato condannato dal giudice penale”. Ma i giudici di merito avevano comunque ritenuto di reintegrare il lavoratore perché anche se c’era stata una “grave insubordinazione” questo non esentava il datore di lavoro “dal rispetto delle procedure di contestazione previste dall’art. 7 della Statuto dei lavoratori”.

Stesso parere anche per i giudici della Sezione Lavoro della Cassazione che nella sentenza n. 9422 hanno ribadito: “Il licenziamento motivato da una condotta colposa o comunque manchevole del lavoratore indipendentemente dalla sua inclusione o meno tra le misure disciplinari della specifica disciplina del rapporto, deve essere considerato di natura disciplinare e quindi assoggettato alle garanzie dettate in favore del lavoratore”.

E questo anche se il dipendente era stato condannato da un giudice penale perché ciò “non esclude che al lavoratore incolpato debba essere contestato l’accaduto onde consentirgli di dare le giustificazioni che egli assume rilevanti nell’ambito del rapporto di lavoro”.