Passa con il rosso e uccide: il pirata della strada rischia la condanna per omicidio volontario

Pubblicato il 16 Marzo 2011 10:57 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2011 11:13

ROMA – Ci sarà un nuovo processo, innanzi alla Corte di Assise di Appello di Roma, per Ignatiuc Vasile, il giovane moldavo – non si sa nemmeno se in possesso o meno della patente di guida – che, la notte del 18 luglio 2008, per sfuggire a un controllo della polizia, sfrecciò a 160 chilometri all’ora su un furgone rubato in una via centrale della capitale travolgendo, a un semaforo passato col rosso, una Citroen con tre ragazzi a bordo, uccidendone uno e ferendo gli altri due.

A decidere la riapertura del caso è stata la Cassazione durante l’udienza svoltasi il primo febbraio le cui motivazioni sono state pubblicate oggi (sentenza 10411). La vittima del pirata della strada era uno studente di Matera, Rocco Trivigno; rimasero feriti anche Valentina, sorella di Rocco, e il suo fidanzato, Nicola Tedesco, che guidava l’utilitaria.

In particolare la Suprema Corte ha accolto il ricorso della Procura della Corte di Appello che chiede per Vasile il ripristino della condanna a 16 anni di reclusione per omicidio volontario, lesioni volontarie e ricettazione, emessa in primo grado dalla Corte di Assise di Roma il sei febbraio 2009. In appello, invece, il verdetto fu più clemente – otto anni e otto mesi di reclusione – perchè la Corte di Assise di Appello, il 18 marzo 2010, riqualificò l’originaria imputazione in quella di omicidio colposo “aggravato dalla previsione dell’evento”.

Secondo la Cassazione, deve essere rivalutata tutta la dinamica dell’incidente sulla quale – è il parere dell’alta Corte – i giudici dell’appello non si sono esaustivamente soffermati. Tra gli elementi da riconsiderare, ad esempio, ai fini del ritorno all’accusa originaria di omicidio volontario, la Suprema Corte indica “l’assenza di tracce di frenata, o di elementi obiettivamente indicativi di deviazione in rapporto al punto di impatto con il mezzo su cui viaggiavano i tre giovani”, e il “comportamento serbato dall’imputato dopo la violenta collisione”.

Il furgone guidato da Vasile si rovesciò su un fianco e il moldavo cercò di uscirne sfondando un vetro per darsi alla fuga. Veniva fermato dalla polizia che lo teneva sotto controllo dopo aver smesso di seguirlo a sirene spiegate proprio per evitare che continuasse nella sua corsa omicida.