Crisi economica, la “porno Treviso” reagisce con sexy shop e case chiuse

Pubblicato il 4 Maggio 2010 16:56 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2010 16:56

Il porno è la soluzione alla crisi economica. La ricca Marca trevigiana, tradizionalmente una delle zone più agiate d’Italia, ha deciso di trasformarsi in un’area “a luci rosse” per combattere i “conti in rosso”.

Negli ultimi mesi la provincia di Treviso ha conosciuto la proliferazione di sexy shop, case chiuse e film hard autoprodotti. Sono state soprattutto donne disoccupate a reinventarsi in questo settore.

Gli esempi sono notevoli: il più celebre è ormai quello del “bordello” situato nel centro storico di Treviso. Questo luogo del piacere era stato svelato da un’inchiesta delle Iene. A quanto pare sono tantissimi i trevigiani che conoscono la casa chiusa: le “prostitute” che vi lavorano riescono a racimolare circa 20 mila euro mensili a testa.

Tra queste ragazze ci sono molte straniere dell’Est Europa, ma sono tantissime le “indigene” ormai disoccupate che hanno deciso di riciclarsi in questo nuovo mestiere. Alcune di loro, oltre a lavorare nella casa d’appuntamenti, si sono date anche alla cinematografia hard: i video sono realizzati spesso in maniera “casereccia” e sono destinati ad un bacino d’utenza locale.

In alcuni casi la disoccupazione stimola la fantasia di chi rimane senza lavoro: come riferisce un articolo pubblicato sul “Fatto Quotidiano”, Roberto Squeri e Marco Pizzolotto sono due ex operai licenziati dopo 30 anni di servizio. I due hanno deciso di aprire un sexy shop a Pederobba. Gli affari sono andati così bene che hanno aperto altri esercizi nei paesi della provincia. Inoltre hanno deciso di andare incontro alle disoccupate del luogo: come commesse sono state dunque assunte non giovani avvenenti ma ex dipendenti di mezza età rimaste senza occupazione.