Una lezione per Della Valle e per chi gli ha offerto il Colosseo: il restauro al Quirinale della Fondazione Bracco

Pubblicato il 11 Aprile 2011 12:01 | Ultimo aggiornamento: 11 Aprile 2011 12:01

ROMA – Diana Bracco, presidente della Fondazione Bracco, considera “un onore” il fatto di essere il primo soggetto privato ad avere l’opportunità di entrare come partner della Presidenza della Repubblica in un progetto di restauro nel Palazzo del Quirinale. Grazie a quest’impegno la Galleria Alessandro VII Chigi verrà restituita alla sua quasi originale decorazione, così come l’aveva concepita Pietro da Cortona nel 1565, prima che venisse “rovinata” dagli interventi napoleonici del 1812-14. La Fondazione Bracco ha stanziato 500mila euro che verranno versate in due tranche.

Bravi, bene, bis! Si chiama mecenatismo e Mecenate, per definizione, non metteva condizioni né si aspettava ritorni economici. “Questi sono i soldi, fate un bel lavoro, dite che vi abbiamo aiutato noi”: semplice, onorevole, meritorio. Sono le parole che avremmo voluto sentire anche dal patron di Tod’s Della Valle. Per sponsorizzare il  restauro del Colosseo, infatti, molto pubblicizzato è stato il suo sacrificio di 25 milioni di euro. Per capire a quali condizioni, però, sono servite diverse inchieste giornalistiche, interrogazioni, chiarimenti che non chiariscono, contestazioni ecc…

Si è scoperto che:

a) Esiste un contratto che assegna a Della Valle l’esclusiva per lo sfruttamento del marchio Colosseo per 15 anni: l’esclusiva è da subito valida, a fronte di un pagamento a rate. Della Valle e la controparte  si difendono dicendo che lo sfruttamento riguarda solo il marchio di sponsor: ma allora perché Volkswagen ha rinunciato a un mega-evento già in fase di programmazione? Per evitare, sostengono, di deturpare l’immagine del monumento con una gigantografia di una Golf. Però, nel contratto è prevista l’esibizione di simboli e insegne dei marchi di casa Tod’s: quindi le auto deturpano, le scarpe valorizzano.

b) Il restauro del Colosseo, come i terremoti  o le eruzioni vulcaniche, è considerato un intervento di massima urgenza e per questo la gestione del monumento è affidata a un Commissario Straordinario che, sull’esempio di Bertolaso alla Protezione Civile, dispone, spende, sceglie senza gara, e senza dover rendere conto a nessuno. Bell’esempio di trasparenza, non c’è che dire.